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Nicola Lanzetta, direttore Enel Italia: «Così l'energia apre le porte alle nuove professioni»

Nicola Lanzetta, direttore Enel Italia: «Così l'energia apre le porte alle nuove professioni»
di Francesco Bisozzi
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 3 Agosto 2022, 18:50 - Ultimo aggiornamento: 18:51

«Nei prossimi due anni formeremo almeno 5.500 professionisti delle reti per portare a termine la transizione energetica». Così Nicola Lanzetta, direttore di Enel Italia. Con oltre 6.500 chilometri di nuove infrastrutture, oggi la rete elettrica italiana è in continua evoluzione per supportare la crescita delle rinnovabili. «Entro il 2025 aumenteremo di almeno 1 Gigawatt la potenza installata da fonti green», aggiunge il manager. L’azienda con il progetto #IFattiContano racconta il proprio impegno per la transizione energetica del Paese.

Lanzetta, ma per gestire la transizione energetica servono nuove competenze. Che iniziative avete avviato sul fronte della formazione?

«Con Elis abbiamo lanciato il programma “Energie per Crescere” per la formazione di 5.500 giovani in due anni, un bacino di professionisti che potranno essere assunti dalle imprese fornitrici di Enel per realizzare la transizione energetica. E sa una cosa? Abbiamo già totalizzato più di 5.600 candidature, molte provengono dal Mezzogiorno, e formato quasi 1.200 tecnici. Questi nuovi professionisti avranno un ruolo cruciale nel piano di adeguamento della rete di distribuzione».

Come funziona il programma?

«Elis coordina l’iniziativa per la selezione, la formazione e l’individuazione dei percorsi professionali che consentiranno ai candidati di essere assunti in una delle aziende partner di Enel con un contratto a tempo determinato di 6 mesi o superiore. L’inserimento in azienda è preceduto da 5 settimane di formazione gratuita. In tutto sono dieci gli istituti di formazione coinvolti e oltre 100 le aziende che hanno aderito al progetto. In pratica offriamo alle nostre aziende fornitrici l’opportunità di formare a costo zero il loro capitale umano, aiutandole a diventare più competitive».

Quali sono i profili professionali più ricercati?

«Tirafili, giuntisti di cavi, montatori di cabine secondarie. Per realizzare velocemente la transizione energetica abbiamo bisogno di figure professionali specializzate, ragazze e ragazzi con competenze anche digitali. Infatti la digitalizzazione delle reti di distribuzione le rende più resilienti e consente funzionalità evolute, come il monitoraggio da remoto e la manutenzione predittiva».

Esiste un vuoto occupazionale relativo anche alle rinnovabili?

«Per il settore elettrico italiano il nuovo Piano europeo RePowerEu si traduce nell’obiettivo di arrivare al 2030 con circa 85 Gigawatt di rinnovabili in più. Si stima che per raggiungere questo target andranno creati 450mila nuovi posti di lavoro, ma la buona notizia è che alcune delle competenze ricercate sono già consolidate in Italia, penso per esempio alla geotermia e all’idroelettrico. Esiste tuttavia un gap sulla filiera che stiamo cercando di recuperare. Mi spiego: siamo carenti sulla tecnologia per produrre gli impianti rinnovabili. Circa l’80% dei pannelli fotovoltaici in circolazione in Europa arriva dalla Cina e già questo la dice lunga».

Cosa state facendo per risolvere il problema?

«Abbiamo avviato un ambizioso piano di adeguamento della nostra gigafactory di pannelli solari a Catania. Finora produceva 200 Megawatt di pannelli ogni anno, ma la stiamo ampliando per aumentare la produzione a tremila Megawatt. Oggi ci lavorano in 200, ma presto gli occupati supereranno la soglia delle mille unità, tra diretti e indiretti».

In Italia lo sviluppo delle fonti green si scontra con numerosi ostacoli. Quali sono i fattori che rallentano la diffusione delle rinnovabili?

«Il nuovo Piano strategico 2022-2024 prevede l’installazione di nuovi impianti rinnovabili nel periodo per almeno un ulteriore Gigawatt, un’operazione che assorbirà 2,1 miliardi di euro. Il problema è che in Italia le rinnovabili devono fare spesso i conti con il fenomeno Nimby, Not in my back yard, non nel mio cortile. A parole sono tutti a favore del fotovoltaico o dell’eolico, a patto però di non avere parchi solari o eliche vicino casa. Poi ci sono le proteste ambientaliste accompagnate da tesi che non hanno sempre una base scientifica solida. Infine il governo uscente si è impegnato per sburocratizzare il più possibile gli iter autorizzativi per la realizzazione degli impianti, ma da questo punto di vista c’è ancora tanto da fare, soprattutto a livello locale».

La digitalizzazione delle reti di distribuzione punta a rendere queste ultime più resilienti anche a fronte del cambiamento climatico e delle condizioni operative estreme che esso può determinare.  A che punto siete?

«Già ora la nostra rete di distribuzione consente a circa un milione di impianti di produrre energia elettrica. Nel piano strategico abbiamo previsto 10 miliardi di investimenti per l’adeguamento e la digitalizzazione della rete, al fine di renderla più affidabile e capace di sostenere i nuovi impianti rinnovabili che si connetteranno. Insomma, l’infrastruttura di distribuzione è un elemento centrale della transizione energetica. Per supportare la crescita delle rinnovabili, la rete elettrica italiana è in continua evoluzione, con 6.545 chilometri di nuove infrastrutture già realizzate nel 2022. Della rete fanno parte anche i contatori intelligenti: ne abbiamo installati 26,5 milioni».

Le misure emergenziali per garantire l’approvvigionamento di gas in vista del prossimo inverno vi vedono protagonisti. A che punto siete con gli stoccaggi del gas?

«Abbiamo stoccato 0,6 miliardi di metri cubi di gas, ma il nostro obiettivo è arrivare a 1 miliardo entro fine ottobre per contribuire al programma di riempimento degli stoccaggi italiani fino al 90%. Per aiutare il Paese a svincolarsi dal legame energetico che lo lega a Mosca stiamo anche aumentando le importazioni di gas liquido, il Gnl. Abbiamo già prenotato per il prossimo inverno mezzo miliardo in metri cubi di capacità di rigassificazione nell’impianto di Livorno, ma saliremo a un miliardo di metri cubi entro il prossimo anno termico».

Nel frattempo cosa possono fare aziende e consumatori per non subire le fluttuazioni del prezzo dell’energia?

«Bisogna imparare a utilizzare l’energia elettrica, non si può solo consumarla. Gestire in maniera oculata le proprie esigenze elettriche è fondamentale in questa fase. Poi noi consigliamo da sempre contrattualizzazioni di acquisto dell’energia elettrica a prezzo fisso e su lunghi periodi. Enel conta circa 10 milioni di clienti residenziali che hanno optato per il prezzo fisso per più anni e che oggi pagano mediamente 150 euro a Megawattora rispetto all’attuale tariffa di circa 300 euro. È un po’ come quando si compra casa con il mutuo e si deve decidere tra tasso fisso e variabile».

Cambiare fornitore e tipologia di contratto per risparmiare è facile come fare una surroga del mutuo?

«Assolutamente sì, anzi è ancora più semplice. A prescindere dal tipo di contratto sottoscritto in precedenza, i consumatori domestici possono disdire l’attuale contratto con soli 30 giorni di preavviso e scegliere un nuovo fornitore e una nuova offerta a prezzo fisso».

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