Gianluca Cordella
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di Gianluca Cordella

Il gigante Mvumbi diventa un fenomeno mondiale: quando il corpo non è un limite

Il gigante Mvumbi diventa un fenomeno mondiale: quando il corpo non è un limite
di Gianluca Cordella
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Martedì 19 Gennaio 2021, 07:35 - Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 21:42

Chi, in qualsiasi angolo del pianeta, abbia cercato in questi giorni su Google notizie sui Mondiali di pallamano, in corso in Egitto, lo conosce già. Basta iniziare a digitare “handball”, pallamano per l’appunto, perché il motore di ricerca suggerisca “handball giant Congo”, con ogni evidenza la ricerca più effettuata tra quelle legate alla rassegna. Ma chi è il gigante venuto dal Congo che sta facendo impazzire il mondo? Si chiama Gauthier Mvumbi ed è un ragazzone di 26 anni che in queste ore è stato travolto da una inaspettata notorietà. Il motivo sta soprattutto nelle sue imponenti fattezze. Ma non cercatele sul sito della Federazione internazionale. Che, alla sua scheda, parla di 192 centimetri per 110 chili. Ma se sull’altezza è facile essere d’accordo, sul peso la sensazione è che i dati della federazione non siano del tutto aggiornati. Basta osservare le foto che hanno fatto il giro del web nelle ultime ore, dopo che Shaquille O’Neal, un altro che non era propriamente un piccoletto, gli ha dedicato una sua uscita social.


L’INCORONAZIONE
«Dicono che tu sia lo Shaq della pallamano... Che sta succedendo?», ha scritto l’ex fenomeno dei Los Angeles Lakers (che ora nelle sue stories su Instagram continua a postare le gesta in campo di Mvumbi). Un messaggio totalmente inatteso per il giocatore congolese che ha prontamente condiviso. «Un sogno che diventa realtà. Il mio idolo Shaq, la mia stella. Grazie per il tuo messaggio e il tuo sostegno. Non capisco bene nemmeno io quello che sta succedendo...», scrive Gauthier. Quello che sta succedendo è che il pivot della squadra africana, alla sua prima partecipazione a un Mondiale, si sia messo in luce con giocate che non ti aspetteresti da un giocatore con la sua mole. Quattro gol al debutto contro la solida Argentina. Altri quattro nella seconda partita contro la fortissima Danimarca, tra le massime espressioni mondiale di questo sport. E poco importa che le due prestazioni individuali non siano bastate al Congo per evitare altrettante sconfitte. Il successo planetario di Mvumbi ha iniziato comunque ad allargarsi come solo il tam tam social è in grado di garantire. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Fisico a parte, Gauthier è un giocatore vero. Nato a Chartres, in Francia, da genitori congolesi di Kinshasa, ha iniziato il suo viaggio nella pallamano nel club locale, prima di unirsi al vicino Vernouillet. A 18 anni la grande chance, con l’ingresso nella Creteil Handball Academy, nella quale ha avuto modo di allenarsi e di confrontarsi quotidianamente con molti giocatori nel giro della Nazionale Bleus. Lo scorso anno si è legato al Dreux AC, squadra della quarta divisione francese. Cosa dicono di lui? «È un giocatore diverso, non puoi spostarlo». Parola del suo allenatore. 

NON SOLO STAZZA
Lui, dal canto suo, sfrutta la non preventivata popolarità solo per un piccolo desiderio. «Chiamatemi El Gigante». Così, alla latina, come il wrestler argentino di 234 centimetri che negli Anni Novanta imperversò nella allora WWF. La verità è che le gesta di Mvumbi sono un clamoroso spot promozionale per la pallamano e, soprattutto, un potentissimo messaggio di vita, un invito a non vedere mai il proprio corpo come un limite. A colpire del pivot congolese, per chi si è preso la briga di andare a guardare un po’ di video, sono l’agilità, la rapidità nel cambio di passo o di movimento. Due caratteristiche che non ti aspetti quando ti trovi di fronte un gigante - anzi, El Gigante - con quelle caratteristiche. Ma la storia dello sport, in più di un’occasione, ha insegnato ad andare oltre le apparenze, specie quando è il sovrappeso a sollevare lo scetticismo di pubblico e tifosi. La storia del basket Nba - tanto per ritirare in ballo Shaq - è piena di giocatori che hanno spostato gli equilibri principalmente per il loro talento. A cominciare da O’Neal, certo, arrivando fino a Glen “Big Baby” Davis, campione con i Celtics dei Big Three, o a Oliver Miller, che l’anello non lo ha mai vinto ma ha portato i suoi 150 chili a vestire ben 6 canotte Nba e persino quella degli Harlem Globetrotter. Oltreoceano non è mai arrivato Sofoklis Schortsianitis, detto Sofo, cestista greco di origine camerunense, ammirato anche in Italia, a Cantù. «Un giorno ordinò 12 pizze e altre quattro se le portò a casa», raccontò di lui l’ex ds Bruno Arrigoni. Poi però in campo si faceva sentire, eccome: vinse anche l’argento con la Nazionale greca ai Mondiali 2006. Gli esempi fioccano anche nel calcio, dal semplice sovrappeso - Gonzalo Higuain ne sa qualcosa, ma la difese che hanno dovuto marcarlo anche - alla stazza imponente vera e propria, quella che è valsa ad Adebayo Akinfenwa il soprannome di “La Bestia”. Cosa che non gli ha mai impedito di brutalizzare le difese della Premier e della Mls. Il peso non fu un problema in campo nemmeno per Marion Bartoli, che trionfò a sorpresa a Wimbledon nel 2013. Lo divenne dopo, quando, una volta ritiratasi, rimase vittima di un disturbo alimentare che le fece perdere più di 30 chili. Ma questa, purtroppo, è la parte della storia che ha poco a che fare con lo sport.

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