Riccardo De Palo
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Riccardo De Palo

Frederick Forsyth torna con "La volpe": lo spionaggio al tempo di Internet

Venerdì 4 Gennaio 2019
Qualcuno l'ha già definito il suo canto del cigno. Frederick Forsyth aveva annunciato di non voler più scrivere romanzi: «Sei troppo vecchio - gli aveva detto a bruciapelo la moglie, al ritorno da un viaggio in Somalia - quei posti sono dannatamente pericolosi e tu non hai più l'agilità e l'energia di un tempo». Il re delle spy story, infatti, ha il brutto vizio di recarsi di persona nei luoghi che intende raccontare. Di qui, due anni fa, la decisione di appendere la macchina da scrivere (anzi, il portatile) al chiodo e di godersi, finalmente, la meritata pensione. Però l'immaginazione continuava a lavorare, quasi suo malgrado. Vedeva luoghi, personaggi, che sembravano chiedergli di poter essere raccontati. Il caso dell'arresto di un hacker britannico, Lauri Love, che si era introdotto nei computer del Pentagono, lo aveva improvvisamente ispirato. Come aveva fatto quel giovane mago dell'informatica, isolato dal mondo (soffriva della sindrome di Asperger) a carpire segreti di tale portata? «Well, sì, mi ero ripromesso di ritirarmi, ma poi mi sono ritrovato con questa idea e ho pensato che non era affatto male, che sarebbe stato un peccato sprecarla», ha detto lo scrittore, annunciando un anno fa il nuovo romanzo.

"The Fox", la volpe, è uscito in Gran Bretagna e Stati Uniti lo scorso autunno: l'autore di best seller da oltre settanta milioni di copie aveva appena compiuto ottant'anni, lo scorso 25 agosto. Sapeva che anche questo libro avrebbe fatto la storia; e così è stato. La volpe (in libreria per Mondadori alla fine di questo mese, 252 pagine, 20 euro) è una spy-story 2.0, un intrigo internazionale al tempo di Internet e del cyberspionaggio.

"Il giorno dello sciacallo", quasi mezzo secolo fa, ha cambiato, per sempre, le regole di un genere letterario. «Mi misero in guardia così», ha raccontato l'autore: «Rapina una banca se vuoi, ma non scrivere un libro». Forsyth era corrispondente prima della Reuters e poi della Bbc, e nel raccontare il caotico dopoguerra in Francia, e il fallito attentato a Charles de Gaulle, si basò sulle proprie osservazioni sul campo. Il film di Fred Zinnemann gli aprì le porte del successo globale. Seguirono altri colpi da maestro, come "I mastini della guerra", "Il pugno di Dio", "Il quarto protocollo": era evidente che, per la conoscenza diretta di procedure e notizie coperte dal segreto, Forsyth non era del tutto estraneo ai servizi; ma ammise soltanto tre anni fa, con la pubblicazione di "L'Outsider, il romanzo della mia vita", di avere lavorato per due decenni con l'MI6, tra i VoPos della Germania Est e il Sud Africa dell'apartheid.

Il protagonista di "The Fox", come nell'episodio reale che ha fornito l'ispirazione, è un ragazzino autistico, Luke Jennings, riuscito a violare i database super-segreti dei servizi americani, dalla tastiera di un normale computer, in un banale condominio inglese. Il presidente degli Stati Uniti (mai nominato per nome, ma chiaramente si tratta di Trump) chiede di catturare il colpevole; e quando i soldati delle forze speciali britanniche entrano nella casa in cui si è consumata l'inaudita intrusione, trovano con stupore una famiglia come tante: dei genitori con i loro due figli. Il caso viene affidato a sir Adrian Weston, consigliere della premier britannica (che qui si chiama Marjory Graham, molto diversa da Theresa May), con un passato di agente segreto al tempo della Guerra Fredda. Weston (come Forsyth d'altronde) è ormai in pensione; ma è lui a ideare la nuova Operazione, intitolata (senza molta fantasia) Troia: sfrutterà le straordinarie abilità del ragazzo per colpire i nuovi nemici del Regno Unito, come le installazioni militari russe, gli impianti nucleari iraniani e nordcoreani.

Anche il presidente Putin (altra perfidia di Forsyth) non viene mai nominato direttamente; ma è chiaramente lui il "Vozhdi" (capo, in russo) che chiede rappresaglia immediata, e senza pietà, contro il piccolo genio del computer. Uno sviluppo affatto inverosimile, alla luce del caso Skripal. "The Fox" è un thriller ad alto grado di tensione, ma è anche un piacevole romanzo-saggio che racconta come si è evoluto, al giorno d'oggi, il mondo dell'intelligence. Rispetto ai tempi dello sciacallo, una cosa soprattutto è cambiata: «I computer e i suoi archivi, i database, sono diventati i padroni del mondo». E chi è in grado di controllare le reti, il flusso di informazioni, e soprattutto di penetrarvi e modificarle, ha in mano l'arma segreta più potente dai giorni del Progetto Manhattan. Ma le azioni delle agenzie di intelligence si baseranno sempre sulle qualità dei propri uomini sul campo: un certo «sesto senso che non esiste e tuttavia deve esserci»; la capacità di capire quando «restare fermi e quando agire» che permette di «arrivare all'età della pensione». Forsyth c'è arrivato in grande forma. Ultimo aggiornamento: 20:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA