«Non buttate l'albero di Natale, mangiatelo», le ricette per riciclare a tavola abeti e pini

«Non buttate l'albero di Natale, mangiatelo», le ricette per riciclare a tavola abeti e pini
di Francesca Pierantozzi
5 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Gennaio 2021, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 12:27

PARIGI A prima vista, e soprattutto alla prima lettura, l’idea sembra oltraggiosa, se non addirittura sacrilega: aspettare l’Epifania e riciclare l’albero di Natale ancora agghindato in salone, cucinandolo e mangiandoselo. Per l’inglese Julia Georgallis, che gli alberi di Natale dismessi li cucina da anni, la cosa non ha nulla di empio o di contro-natura, al contrario: sposare i festivi sempreverdi con deliziosi agnelli al forno, riciclarli in tè profumati, accompagnarli ai cetrioli in agrodolce, usarli per esaltare una marmellata, un gelato o addirittura un sontuoso salmone, è un atto benemerito, che contribuisce a lottare contro lo spreco e a rispettare di più l’ambiente.

Non a caso il libro di ricette “How To Eat Your Christmas Tree” (Come mangiare il tuo albero di Natale), che Julia Georgallis (passata dal design alla preparazione del pane artigianale) ha scritto per le edizioni Hardie Grant, è un piccolo successo editoriale e sta diventando un manualetto – anche un po’ spiritoso – di riflessione post-festiva, ai tempi del consumismo.


Militante ambientalista e anche cuoca provetta, Julia sperimenta almeno dal 2015 la sua idea di non abbandonarsi senza lottare all’epilogo di scarti e sprechi che in genere conclude le feste di fine anno. Quello che la disturbava di più era la triste fine dei vari abeti rossi o bianchi, pini, Nordmann o pecci, spogliati degli addobbi e abbandonati nei secchi o nei sempre più grandi centri di raccolta organizzati nelle metropoli. Cosa fare di questi orgogliosi sempreverdi - fin dall’antichità simbolo del tempo eterno - oltre a legna da ardere? Julia ha cominciato a trasformarli in un menù: aperitivo, piatto principale, contorno e dessert. E’ nato così il “supper club”, con cene organizzate durante tutto il mese di gennaio a Londra. La cosa ha talmente deliziosamente funzionato, che la cuoca ha deciso di rendere pubbliche le sue ricette.


«La mia preoccupazione è stata: come rendere il tempo di Natale un momento anche sostenibile, equo e solidale? Quello che ho voluto fare con questo libro è sollecitare la gente a riflettere su come essere più rispettosi dell’ambiente nella loro vita quotidiana, magari anche in modi poco ordinari». In realtà, una volta passato il titolo un po’ aberrante del suo libro di ricette, scopriamo che in effetti riusare gli aghi di pino (perché naturalmente di questo, alla fine si tratta, non certo di cibarsi di rami) in cucina non è in fondo un gesto così eccentrico. Quello che mancava, era un’analisi gastronomica dei vari tipi di alberi di Natale. Dopo anni di cene post natalizie, Julia è diventata un’esperta. «Ogni tipo di albero di Natale ha la sua caratteristica, la sua fragranza, il suo particolare sapore - ha spiegato Julia in numerose interviste ai media britannici – le sfumature sono a volte sottili, ma precise».


LE RICETTE
Se si pensa a riutilizzare l’albero dopo l’Epifania, meglio dunque acquistarlo avendo in testa non solo i criteri estetici di forma più o meno regolare, di sfumatura di verde, di ricchezza di rami, ma anche il valore culinario che potrà avere nella sua seconda vita. Gli abeti, bianchi o rossi, che sono per esempio molto utilizzati in Italia, «hanno una fragranza di vaniglia» assicura Julia. L’abete Nordmann (particolarmente adatto a interpretare il ruolo di albero di Natale perché in grado di arrivare alla befana con quasi tutti i suoi aghi e senza avvilirsi più di tanto) «è invece più piccante, i pini hanno un gusto più floreale, più delicato».


Ovviamente, non tutti gli alberi di Natale si possono mangiare. Attenzione, dunque, mette in guardia la cuoca, «a cipressi, cedri e tassi» (varietà comunque meno selezionate per la funzione decorativa): «sono velenosi». Informarsi anche su eventuali pesticidi o altre sostanze di cui può essere stato cosparso l’albero prima della vendita e che potrebbe averlo reso inadatto al consumo alimentare. Una volta determinato che l’albero in questione è commestibile, le ricette sperimentate consentono di farne un uso estensivo in cucina.

L’idea, d’altra parte, esisteva anche prima della procedura più “militante” di Julia. John Williams, chef del Ritz di Londra ha immaginato una “crema all’Abete di Douglas”, e usa gli aghi “profumati e speziati” per dare vigore al suo famoso purè di sedano-rapa.

Anche lo chef danese René Redzepi usa da anni “le deliziose conifere” nel suo mondialmente noto ristorante ‘Noma’ a Copenaghen. «Non sarebbe bellissimo – diceva nel 2010 – se le famiglie si riunissero dopo Natale, togliessero le decorazioni, e usassero i deliziosi aghi per profumare i loro piatti?».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA