Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Pescara, sparatoria al bar: Cavallito rischia il trapianto di fegato

Pescara, sparatoria al bar: Cavallito rischia il trapianto di fegato
di Paolo Vercesi
2 Minuti di Lettura
Martedì 16 Agosto 2022, 08:33

La caccia al killer di Walter Albi sembra seguire con sempre maggior convinzione la pista napoletana, mentre resta aperto a più ipotesi il contesto in cui è maturato il delitto dell’architetto 66enne. In quella stessa sparatoria, a Pescara, è rimasto gravemente ferito Luca Cavallito, 49enne al fianco di Albi quando l’assassino ha fatto ripetutamente fuoco. I due erano seduti a un tavolino della veranda del Bar del Parco e avevano ordinato pizzette, evidentemente aspettando l’arrivo di qualcuno. Si è invecepresentato il killer che ha sparato loro addosso e in faccia: Albi è morto subito, Cavallito lotta per la vita.


Un affare finito male ovvero pensato ma mai concretizzato, un debito non saldato o un finanziamento non rientrato secondo le previsioni della banda criminale: queste le ipotesi che gli inquirenti seguono con maggiore convinzione. L’azione omicida tanto eclatante ha anche rappresentato anche un messaggio intimidatorio a chi potesse trovarsi coinvolto in quello stesso giro o fosse nella stessa situazione di Albi e Cavallito.

I tanti progetti che Albi perseguiva non aiutano a focalizzare l’ambito delle attività in cui il delitto è maturato. Si è parlato delle casette galleggianti, di campi attrezzati per il parapendio, non ultimo di questioni legate alle locandine degli spettacoli che Walter Albi gestiva in eredità dal padre. Da giorni la squadra mobile coordinata dal dirigente Gianluca Di Frischia e gli inquirenti, con il procuratore capo Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Annarita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni lavorano con la consulenza di esperti alla ricerca di dati dai telefonini e dai dispositivi elettronici di Albi e Cavallito.

Hanno sentito conoscenti, familiari e persone vicine alle vittime per cercare di stringere il campo delle ipotesi sul movente: non escludono che il regista della mattanza faccia base a Pescara, qualcuno arrivato da fuori ma che qui si è stabilito e agisce gestendo affari come emissario di una criminalità senza scrupoli. Intanto Luca Cavallito è stato trasferito all’ospedale Gemelli di Roma per complicazioni epatiche. L’equipe medica cui è stato affidato starebe valutando un trapianto di fegato, sempre tenendo conto delle gravi condizioni del ferito già sottoposto a sei interventi a Pescara. Anche a Roma Cavallito resta sorvegliato da agenti per la sua sicurezza.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA