Pescara, dipendente mobbizzata si licenzia. L'assicurazione: «Dimissioni volontarie, niente risarcimento»

Pescara, dipendente mobbizzata si licenzia. L'assicurazione: «Dimissioni volontarie, niente risarcimento»
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Domenica 20 Dicembre 2020, 08:42 - Ultimo aggiornamento: 08:55

Costretta a licenziarsi perché mobbizzata dal datore di lavoro e neppure indennizzata dalla propria assicurazione e ciò per essersi dimessa “volontariamente”. E' quanto accaduto ad una 48enne di Spoltore (Pescara), assistita in questa vicenda, tramite il consulente legale Mario Masciovecchio, dallo Studio3A-Valore S.p.A.

Tutto inizia nel luglio 2019 quando la donna viene assunta a tempo indeterminato come impiegata contabile in un'azienda del Pescarese. Fin dai primi giorni però, stando ai suoi legali, deve subire una serie di atti di mobbing dal datore di lavoro, che la obbliga anche a svolgere mansioni che non rientrano nel suo contratto né nel suo inquadramento. La lavoratrice sopporta finché il 29 luglio 2020 subisce una violenta aggressione verbale. E questa è la classica goccia che fa traboccare il vaso per cui manda una lettera alla ditta, censurando l'accaduto e riservandosi di intraprendere azioni in sede civile e penale a tutela dei propri diritti. Lettera a cui la ditta risponde negando i fatti e riservandosi a sua volta di ricorrere ad azioni disciplinari.

A quel punto la donna, il 30 luglio, rassegna le dimissioni per giusta causa con effetto immediato, chiedendo il pagamento degli emolumenti dovuti e il risarcimento dei danni patiti. Che non si tratti di un “capriccio” della dipendente lo testimonia il fatto che ne scaturisce una causa di lavoro per affrontare la quale la lavoratrice si appoggia anche al sindacato e che si chiude, davanti un conciliatore, con una transazione. Il datore di lavoro, ammette in pratica che il rapporto è cessato per dimissioni per giusta causa e si impegna a pagarle ciò che le spetta e ad effettuare tutti gli adempimenti necessari al riconoscimento dell’indennità di disoccupazione prevista per i lavoratori che abbiano perso involontariamente il lavoro.

Disoccupata

La 48enne accetta, ma si ritrova disoccupata. Ma non è tutto. Le cade davvero il mondo addosso quando la compagnia assicurativa con cui, tempo prima, aveva stipulato una polizza che l'avrebbe dovuta coprire anche in caso di perdita del lavoro, le dice che non le liquiderà l'indennizzo. Il motivo? A suo dire, la causa del licenziamento non sarebbe riconducibile a “giustificato motivo oggettivo, unico evento coperto dalla garanzia Perdita di Impiego, ma a dimissioni volontarie, evento escluso dalle condizioni generali di assicurazione”. Di tutt'altro avviso Studio3, secondo cui la perdita dell’impiego va considerata invece “come un giustificato motivo oggettivo, non potendo certo ritenere che la risoluzione del contratto di lavoro sia scaturita da una decisione 'volontaria', essendo stata indotta dal comportamento del datore di lavoro''. Per questo invierà ora un formale reclamo all'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni oltre a proseguire per le vie legali.

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