Morto Antonio D'Alfonso, ultimo minatore. Un matrimonio lo salvò dalla strage di Marcinelle

Morto Antonio D'Alfonso, ultimo minatore. Un matrimonio lo salvò dalla strage di Marcinelle
di Francesca Piccioli
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Domenica 17 Novembre 2019, 09:57

Minatore sempre. Da ragazzo durante la guerra, nelle miniere di bitume scavate sulla Majella, non lontano dal paese dove nacque nel 1926. Poi, negli anni Cinquanta dentro i pozzi di carbone in Belgio. Si è spento ieri a Pescara l’ultimo minatore di Lettomanoppello, si chiamava Antonio D’Alfonso, per tutti Tonino. Avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 11 dicembre. È Gloria, sua figlia nata a Marcinelle nel 1955 a raccontare, pacata e fiera, di suo padre e di quando, a venticinque anni, prese la valigia di cartone per andare a lavorare lontano. È una storia intima e allo stesso tempo universale, quella di Antonio D’Alfonso, paradigma di vita dei tanti abruzzesi che come lui decisero di partire.

Tonino, come tanti, rispose agli inviti dello Stato che aveva sottoscritto l’accordo braccia-carbone con il Belgio. L’Italia era in grave crisi energetica post conflitto bellico, mentre il Belgio avrebbe dovuto chiudere le sue miniere per mancanza di personale. L’accordo fu propagandato in ogni comune italiano. Buona retribuzione e lavoro a poche ore di treno per far fronte ad una richiesta di 2000 lavoratori a settimana in cambio di carbone. “Mio padre ha sempre parlato di quegli anni lontano dall’Italia con grande misura, tra nostalgia di casa e soddisfazione per aver trovato il coraggio di guardare al futuro”, racconta Gloria D’Alfonso. Certo la silicosi era in agguato, i lavoratori stranieri erano chiamati “musi neri” e cosa ben più grave, le misure di sicurezza erano inesistenti. “Aveva paura ogni giorno. Mi raccontava del timore e dell’angoscia profonda ogni qualvolta doveva scendere nelle viscere delle terra. Non mi volevo far intrappolare – ripeteva – Lavorava nella miniera di Bois du Casier”. L’ 8 agosto del 1956 quando le fiamme divampano velocissime nel reticolo di gallerie a circa 1000 metri di profondità, Tonino non era a Marcinelle. È appena rientrato a Lettomanoppello con la moglie Domenica Di Pietrantonio, sposata qualche anno prima. Sono tornati per festeggiare il matrimonio di sua sorella. Una festa amara, perché Tonino ripartirà appena appresa la notizia della strage di minatori.

Fra loro c’è anche suo cognato, Antonio Di Pietrantonio, inghiottito in quella sciagura che costò la vita a 262 minatori di cui 136 italiani. Di questi 60 erano abruzzesi, moltissimi della Val Pescara. “Mio zio era tra le centinaia di dispersi - racconta ancora Gloria -. Furono anni duri, mio padre continuò a lavorare in miniera. La paga era buona e dopo la tragedia di Marcinelle, fortunatamente, cambiarono le assurde condizioni di lavoro e furono previste maggiori tutele”. Tonino D’Alfonso con la moglie Domenica e i figli Gloria e Concezio fa rientro in Abruzzo nel 1965 e si trasferisce a Pescara. I figli, ormai ragazzi, dovevano frequentare la scuola e tanto valeva evitargli il viaggio dal paese. “Lettomanoppello ha però continuato a rappresentare per lui un gran pezzo di cuore – dice Gloria - e non solo perché lì c’era la nostra famiglia”. Il funerale dell’ultimo minatore si terrà oggi alla 15 nella chiesa di via Tirino a Pescara.

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