Covid, la protesta di una mamma: «Studenti disabili discriminati due volte»

Mercoledì 10 Giugno 2020 di Rosalba Emiliozzi
La protesta di una mamma: «Studenti disabili discriminati due volte»

Studenti disabili uguale «doppia discriminazione». Ne è convinta la mamma di una bambina down che da anni si batte perché gli alunni con handicap abbiamo le stesse possibilità di apprendimento dei ragazzi normodotati. E con i due decreti dell’era Covid, secondo la mamma di Morro D’Oro, a farne le spese sono soprattutto gli alunni più deboli, cioè i bambini e i ragazzi disabili che a scuola subiranno una sorta di «retrocessione».

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«In modo subdolo il Governo e il ministro Azzolina hanno giocato sulla paura dei genitori circa il pericolo di contagio in ambiente scolastico per i loro figli, molti immunodepressi, e imposto di fatto delle norme che valgono solo per gli studenti disabili, già a settembre molti di loro saranno esclusi ed emarginati», dice la mamma teramana. La prima discriminazione arriva con la «possibilità di reiscrizione allo stesso anno scolastico per gli alunni che non hanno raggiunto gli obiettivi del Pei (piano educativo individualizzato), ma ad aver avuto difficoltà quest’anno con i corsi online e le lezioni a distanza non sono stati solo gli alunni disabili, ma tutti gli studenti» dice. Una sorta di “bocciatura” concordata con le famiglie.

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«Saranno penalizzati i soli alunni disabili che così perdono compagni di classe e professori» dice la mamma che da anni si batte per la continuità didattica, sua figlia di 14 anni, affetta da sindrome di down, ha cambiato 11 insegnanti, di sostegno e non, in sette anni di scuola e per avere un prof qualificato ha dovuto fare ricorso al Tar diventando un caso nazionale. Oggi la sua sentenza fa giurisprudenza.

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Poi c’è la seconda trappola che porta il nome di «attività di istruzione domiciliare». Cioè l’insegnante di sostegno della scuola che va a fare lezione a casa all’alunno disabile. E anche in questo caso la mamma teramana contesta tale disposizione prevista sono per alunni disabili, nel caso ne facciano richiesta i genitori. «E' vero che il ministero ha agito su spinta delle famiglie, che hanno effettivamente paura del contagio, ma la didattica a distanza (Dad) è una soluzione allucinante. Temo che si voglia allontanare il disabile dalle classi perché dà fastidio, crea problemi e così lo si lascia a casa isolandolo sempre di più. Invece di adattare le classi, renderle più spaziose e accoglienti, si mandano gli insegnanti a casa, creando ancora maggiore divario nella scuola. Non è questa l’integrazione che vogliamo per i nostri figli, non ci bastano questi contentini».

Ultimo aggiornamento: 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA