Chieti, falsi referti medici alle pazienti: ginecologa rischia il processo

Chieti, falsi referti medici alle pazienti: ginecologa rischia il processo
di Alfredo d'Alessandro
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Mercoledì 28 Aprile 2021, 08:09 - Ultimo aggiornamento: 20:35

Secondo l’accusa avrebbe truffato una paziente, facendole pagare per un esame in realtà non eseguito, e avrebbe ingannato una ventina di altre pazienti consegnando loro referti falsi. Per una ginecologa di 44 anni di Chieti, il pm Giuseppe Falasca ha chiesto il rinvio a giudizio con le accuse di truffa e falso. Nell’estate dello scorso anno, la donna era stata raggiunta dalla misura interdettiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale medico privata.

L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nas, aveva preso le mosse dalla querela presentata da una paziente la quale era stata dapprima visitata nell’ospedale di Ortona, dove la ginecologa prestava servizio come dipendete della Asl, quindi aveva effettuato una visita di controllo nello studio privato della ginecologa. Tuttavia, poiché il risultato dell’esame (un pap test) non era arrivato, la paziente, dopo averlo richiesto diverse volte, si era visto recapitare su Whatsapp dalla ginecologa un referto sulla carta intestata di un laboratorio analisi di Pescara. Un referto che, tuttavia, ha suscitato perplessità nella donna che, a quel punto, ha contattato direttamente il laboratorio scoprendo che il suo nome non c’era.

A quel punto la donna ha presentato la querela che ha fatto partire le indagini. Gli inquirenti hanno così ricostruito due gruppi di referti che, secondo l’accusa, sono stati contraffatti dalla ginecologa nella sua attività libero professionale, ovvero referti apparentemente redatti dal personale medico dell'Uo di Anatomia Patologica dell’ospedale di Chieti attestanti falsamente l’esito dell’esame. I referti falsi riguardano 11 pazienti nel periodo che va da novembre del 2011 al 12 gennaio del 2019. I referti contraffatti apparentemente redatti da un laboratorio analisi privato di Pescara sono dieci nel periodo che va da maggio del 2017 a settembre del 2019. Nel caso della truffa, la ginecologa si sarebbe fatta dare 100 euro da una paziente per un tampone e un pap test da inviare al laboratorio analisi per ulteriori accertamenti mentre, in realtà, sostiene la Procura, non ci fu il prelievo del materiale organico da esaminare. Una truffa, sempre secondo l’accusa, aggravata dall’aver commesso il fatto avvalendosi del rapporto di prestazione d’opera professionale. Nel caso dei referti, invece, viene contestata l’aggravante di aver commesso il fatto su documenti fidefacenti sia quanto all’esame del paziente presso la struttura pubblica, sia quanto all’esito dell’accertamento diagnostico. 

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