Mafia Capitale, l'ultimo affare di Carminati: novanta case per il Comune

Venerdì 5 Dicembre 2014 di Silvia Barocci

Novantacinque appartamenti in palazzine di sette piani in via Innocenzo X, area di Monteverde il cui piano regolatore prevede unicamente unità abitative basse, in armonia con quelle otto-novecentesche della zona. Le mani di Massimo Carminati sulla città non risparmiano il settore edile.

Grazie alla complicità di imprenditori collusi come Cristiano Guarnera, ora in carcere. Al ”Cecato” Guarnera non poteva dire di no. Tanto da mettersi contro l'intera famiglia quando si tratta di rivolgersi ad Agostino Gaglianone, «uomo cerniera» tra imprenditoria collusa e pubblica amministrazione.

IL PROGETTO

La realizzazione dell'affare edilizio a Monteverde doveva essere più di una certezza per Carminati, se è vero che, ancor prima di ottenere l'autorizzazione, la società di Guarnera, la «Verdepamphili srl», pubblicizzava sul proprio sito internet, il progetto e proponeva la prenotazione degli appartamenti «con un notevole esborso di denari», scrive il gip Flavia Costantini nell'ordinanza di arresto. L'intoppo arriva a marzo 2012, quando il XVI municipio blocca i lavori. Ma, grazie alle «entrature nella pubblica amministrazione» vantate dal clan Carminati, tutto si sblocca con estrema facilità l'11 marzo dello scorso anno. Gli appartamenti scendono da 95 a 75, ma il progetto parte. Ed è Carminati a decidere che il ”movimento terra” e i lavori al cantiere di Guarnera andranno all'impresa ”Imeg” del colluso Gaglianone

Il perché si capisce dall'intercettazione del 9 gennaio 2013, quando Carminati spiega al suo braccio destro, l'ex Nar Riccardo Brugia, di aver fatto i conti con Gaglianone e di avergli chiesto: «vabbè a me fammi sapere esattamente a noi veri quanto ci costa e poi ti dico come dobbiamo fare il preventivo”. . capito?...eh..gli dico la cosa e famo tre a stecco io, te e Maurizio, punto...state bene così». Insomma, Guarnera poteva contare su una riduzione del 10% dei costi già preventivati: «noi pure che gli mettiamo il 10% in meno lui è contento», dice Carminati. «Voglio fa fà na maniera che famo guadagnà lui con i soldi sua e noi guadagnamo con i soldi suoi senza caccià una lira».

IL TIMORE

Il ”cecato” riesce a far ripartire i lavori in via Innocenzo X. Guarnera ne è consapevole («lui è stato in grado di una cosa che io in due anni non sono riuscito a fare, lui in tre giorni è riuscito a sbloccarla»). E per questo deve sottostare alle condizioni di Carminati. Anche a costo di inimicarsi moglie e zio. L'ex Nar lo viene a sapere. A preoccuparlo è più che altro la parentela di Guarnera con un ufficiale della Guardia di Finanza. Lo confida a Brugia: «Io mi preoccupo del cognato, compà, non scherziamo cioè se quello, se loro..se il cognato già sa che lui frequenta noi compà, già, già se sta a creà un guaio... stiamo a parlà di uno che è un alto ufficiale di quella cosa là, ma di che stiamo a parlà compà, quello ci scatena addosso tutti i diavoli soprattutto se, la sorella gli dice “questi gli stanno a levà i soldi” capito che ti voglio dire compà, cioè noi andiamo sul registro degli indagati con il coso di estorsione compà». Ma l'affare va avanti.

L'AREA GIOCHI

Lo stesso Gaglianone agirà per conto di Carminati anche nell'esecuzione dei lavori in un'area di proprietà di Marco Staffoli, marito di Rossella Sensi. Il progetto riguarda un ”parco giochi per bambini” e - scrive il gip - la circostanza è corroborata da un'intercettazione telefonica tra l'imprenditore-vittima Luigi Seccaroni e un suo amico.

Nell'area Due Ponti, dove Seccaroni ha una concessionaria d'auto, a dicembre 2013 erano in corso i lavori e «c'era quella jeep rossa». L'auto di Brugia, braccio destro di Carminati.

Ultimo aggiornamento: 15:17

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