Baby squillo, è boom: le minori che si prostituiscono aumentate del 442% in un anno

Mercoledì 8 Ottobre 2014 di Cristiana Mangani
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Angela e Agnese volevano guadagnare soldi. Volevano borse, vestiti, ma soprattutto volevano sentirsi grandi e libere. E in questa corsa al lusso sfrenato hanno buttato la loro vita.



Scandalo baby squillo ai Parioli, quasi un anno fa. Sembrava un caso isolato. Poi qualcuno comincia a parlare: sono gli stessi compagni delle ragazzine sfruttate dai grandi. Spiegano che il problema è più ampio e diffuso, che è una cosa molto più grave di quella venuta fuori. La procura della Capitale decide di saperne di più e avvia un'inchiesta tutta dedicata alla prostituzione minorile, al mondo dei ragazzi che mettono on line anima e corpo, che usano il web per riempire vuoti e solitudine.



I DATI

Il procuratore aggiunto Maria Monteleone fa partire le indagini e i risultati sono sconcertanti. Dal 2013 quando le minori che si prostituivano tra il Lazio e Roma erano 35, la situazione è totalmente cambiata, perché nel 2014 sono diventate 190. C'è stato quindi un incremento del 442 per cento. Come se lo scandalo dei Parioli, invece di mettere un freno, avesse fatto da cassa di risonanza. «Denaro facile», scrivevano Agnese e Angela sul web, per trovare la maniera più rapida per guadagnare soldi. In tante sembrano aver seguito il loro percorso. E il numero è destinato ad aumentare. La previsione per il 2015 è di altri 160 minorenni che vendono il loro corpo per soldi.



Gli investigatori si sono finti giovanissimi, sono entrati in tutti quei siti di incontri e sulle chat dove dall'amicizia si passa rapidamente a ben altri dialoghi, e hanno scoperto quanto il fenomeno sia allarmante. Ragazzine poco più che quattordicenni disposte a intavolare la trattativa, alcune autonomamente, altre attraverso sfruttatori pronti a guadagnarci sopra.



I LUOGHI

Ma l'indagine è andata a cercare anche nei luoghi dove le baby si incontrano, soprattutto nelle discoteche più famose. Di casi come quello dei Parioli non ne avrebbero individuati altri, ma sono tanti i minorenni che pur di guadagnare in fretta scelgono di spacciare droga o di prostituirsi. Agnese e Angela hanno raccontato al procuratore Monteleone e al pm Cristiana Macchiusi che loro, con due incontri riuscivano a far entrare una cifra ben più alta di uno stipendio medio.



«Noi ne avevamo bisogno, ormai ci eravamo abituate così - racconta una di loro, la più piccola - Come farò ora a vivere senza borse di marca, senza vestiti di lusso?». Vi rendevate conto di quanto stavate facendo? Insistono i pm, addolorati e increduli davanti a quelle dichiarazioni. «Alcuni di quegli uomini erano vecchi e mi facevano schifo - ammette Agnese - Quando andavo con loro pensavo ad altro, a cose belle, a quanto avrei potuto comprare con quei soldi, e il tempo passava più veloce».



L'ANNO GIUDIZIARIO

I dati ottenuti finora da piazzale Clodio, molto probabilmente, verranno inseriti nella relazione che sarà illustrata a gennaio per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Sono numeri che riguardano Roma per il 90 per cento e il rimanente dieci per cento il resto del Lazio. Resta da chiedersi, come sempre, quale ruolo continuino a rivestire i genitori e le famiglie, e perché i giovanissimi scelgano di buttarsi via così.



«Vivono il corpo in modo desensibilizzato, come una merce di scambio per ottenere soldi, vestiti, ricariche telefoniche - ha definito il fenomeno la psicoterapeuta Margherita Spagnuolo Lobb - Tendono a chiudersi per ore in camera, non guardano i genitori negli occhi, manifestano reazioni aggressive». Insomma, che si tratti di vendere il proprio corpo o di commettere un delitto, alla base sembra esserci la mancanza totale di regole e di norme etiche. «Se andiamo in azienda per uno stage - motivavano la loro scelta Angela e Agnese - guadagniamo 20-30 euro in una giornata. Se ci prostituiamo, sono ben altri soldi». Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre, 15:24

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