Yara, Bossetti non demorde: «Voglio dimostrare la mia innocenza in aula»

Martedì 1 Luglio 2014
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Troppe lacune da colmare nel racconto di Massimo Giuseppe Bossetti, nonostante per i suoi avvocati abbia fornito «spiegazioni logiche» sul suo comportamento del 26 novembre del 2010, quando Yara Gambirasio, 13 anni, scomparì per essere trovata uccisa tre mesi dopo, e abbia fornito anche ipotesi su come il suo Dna possa essere finito sul corpo della ragazza, come stabilito dai Ris di Parma e poi dai consulenti della Procura.

Ed è lo stesso Bossetti, a dire dei suoi legali, a volere dimostrare «la sua innocenza in aula», senza ricorrere al Tribunale del Riesame. «Noi sceglieremo la strada che ci consentirà di dimostrare l'innocenza di Bossetti - spiegano gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni -: ci proveremo fino all'ultimo».

Una strada che non contempla il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la sua scarcerazione, perchè la difesa non è ancora a conoscenza di tutti gli indizi in mano alla Procura, ma anche perchè una conferma dell'ordinanza di custodia cautelare per omicidio aggravato dalle sevizie e crudeltà e dalla minorata difesa costituirebbe una decisione destinata a pesare come un macigno nel processo. I legali non escludono di nominare anche dei consulenti per contestare il Dna, la "pistola fumante" per l'accusa che non lascerebbe scampo al muratore di Mapello («faremo tutto il possibile»).

Gli avvocati ci stanno pensando a contestare la prova regina perchè hanno ben chiaro che «il quadro indiziario», per quel Dna «sembra portare la sua firma» e Bossetti è perfettamente consapevole «di aver contro il mondo». «Ma il signor Bossetti ha di poter dimostrare in sede processuale la sua innocenza e a fronte di questa scelta - spiegano - abbiamo il dovere processuale e morale di seguire quello che è il suo volere».

Una prima risposta potrebbe venire già domani, dagli accertamenti sulla Volvo e sull'autocarro Iveco Daily del muratore. Sarà usato il Luminol che trova tracce di sangue anche se lavate anni prima (così fu incastrato Ferdinando Carretta, che uccise il suoi genitori e il fratello).

Lo studio del traffico telefonico di Bossetti è nel frattempo sempre fonte di particolari suggestivi: dalla telefonata alla madre il giorno in cui portò la moglie in una sorta di tour del macabro nel campo di Chignolo, dove Yara era stata trovata qualche tempo prima, a un'altra, effettuata sempre agganciando la cella di Chignolo, il 6 dicembre, nei giorni in cui in carcere si trovava Mohamed Fikri, il marocchino che poi risultò estraneo al delitto e definitivamente uscito di scena. Rimane sospetta anche la frequentazione più assidua di quanto Bossetti ha raccontato con Brembate, dove Yara viveva. Ci andava poche volte, sostiene il muratore, ma testimoni lo hanno visto molto più spesso.

Ultimo aggiornamento: 13:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA