Inchiesta sul latte in polvere, rivolta dei genitori contro l'arresto dei medici

Giovedì 27 Novembre 2014 di Stefania Piras
Inchiesta sul latte in polvere, rivolta dei genitori contro l'arresto dei medici

C’è chi il camice non lo toglierebbe ai medici arrestati dal Nas di Livorno. I dodici presunti pusher di latte in polvere sono finiti agli arresti domiciliari con la pesante accusa di corruzione.

I genitori toscani però non hanno mosso ciglio davanti all’indagine della magistratura, anzi la contestano a gran voce e hanno risposto organizzando dei comitati spontanei per difendere i medici. Anche su facebook è partito il passaparola con “Rivogliamo il nostro pediatra”, la pagina di protesta che vuole riabilitare i dottori sospesi dalle rispettive aziende sanitarie.

L’indagine coordinata dai carabinieri ha scoperto un presunto giro di medici e informatori scientifici corrotti: facevano acquistare latte artificiale alle neomamme per l'allattamento dei figli anche se non ce n'era bisogno. In cambio ricevevano regali e costosi viaggi pagati dalle case farmaceutiche. Agli arresti domiciliari sono finiti un dirigente di una casa farmaceutica residente a Limbiate (Monza), cinque informatori scientifici (quattro residenti in Toscana e uno in provincia di Ascoli Piceno) e 12 pediatri, per lo più della provincia di Pisa e tra i quali il primario dell'ospedale del Levante ligure di La Spezia e il primario dell'ospedale San Giuseppe di Empoli (Firenze).

Le mamme si fidano a occhi chiusi dei dottori e stanno distribuendo sul web fogli da compilare in cui si dichiara “di non essere mai state costrette né consigliate ad abbandonare l'allattamento materno in favore dell'uso del latte in polvere e di non essere state obbligate né indirizzate dal suddetto professionista ad acquistare una marca di latte in polvere piuttosto che un'altra. Dichiarano quindi di aver scelto liberamente sulla base delle esigenze e dei gusti dei propri bambini il latte da utilizzare”.

In un altro volantino redatto dalle mamme si fa un breve cenno all’ipotesi di corruzione dicendo che se venisse confermata potrebbe essere risolta con la restituzione del dovuto. Ecco il testo: «Il nostro pediatra non ha mai consigliato latte artificiale al posto del latte materno… Se e dico se, ha ricevuto compensi (come del resto molti altri medici in Italia e da sempre non da ora) restituirà ciò che deve. La malasanità è altro...».

Insomma, succede spesso e più di quanto uno si immagina. Un “dettaglio” che non aveva mancato di sottolineare anche il giudice per le indagini preliminari Guido Bufardeci, che nell’ordinanza parla dei benefici come di “ un sistema tristemente e pericolosamente diffuso a livello nazionale e coinvolge, di fatto, l’intero panorama delle case farmaceutiche, presentandosi quali prassi ormai collaudata».

Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 15:08