Criminalità, l'analisi della Dia: «Il Viterbese è diventato terra di conquista»

Direzione investigativa antimafia
di Maria Letizia Riganelli
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Giovedì 25 Febbraio 2021, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 13:40

Non solo mafia viterbese. La relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia - sul primo semestre del 2020 - elenca tutti i casi riscontrati di indagati legati al mondo delle mafie e traccia un bilancio pesantissimo.

«Nella provincia di Viterbo - spiegano nella relazione - non erano emersi, fino a tempi recenti, segnali riconducibili alla proiezione di organizzazioni criminali di tipo mafioso, rilevando solo una sporadica presenza di pregiudicati di origine calabrese e campana, in quest’ultimo caso dediti prevalentemente a traffici di stupefacenti. Il territorio della Tuscia era, infatti, principalmente caratterizzato dalla presenza di organizzazioni autoctone attive nel narcotraffico, nell’usura, nelle estorsioni e nella commissione di reati di tipo predatorio. La situazione si è però modificata, evidenziando l’affermazione, su base locale di un’associazione di tipo mafioso a composizione italo- albanese, con importanti collegamenti con membri della ‘ndrangheta».

La Dia ricorda l’indagine Erostrato dei carabinieri del nucleo investigativo che ha disarticolato il sodalizio mafioso capeggiato da Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato. Lo ricorda ma non ne fa il perno della relazione.
Quel che emerge infatti è che i collegamenti con ambienti mafiosi e uomini legati a doppio filo con mafie più o meno tradizionali continuerebbero a scegliere la Tuscia come terra di approdo. 

La prima volta che compare la parola “Viterbo” nella relazione è pagina 32. Nell’introduzione iniziale il capoluogo è vicino a città come Messina e Reggio Calabria. Perché? Il collegamento è nell’operazione Acquarius della Dda di Bologna che a giugno 2020 porta agli arresti 9 persone, tra cui un trentacinquenne di Tuscania. Per la Dda l’operazione non è importante solo per aver portato alla luce un’associazione dedita al traffico di stupefacenti nel Centro Italia, ma anche perché mette insieme una nuova consorteria «di particolare interesse- spiega la Dda- ai fini di analisi su possibili futuri scenari criminosi». 

A finire nella relazione c’è anche il sequestro preventivo dell’11 febbraio 2020. Polizia di Stato e della Guardia di finanza di Viterbo, hanno dato esecuzione all’applicazione di una misura di prevenzione personale e patrimoniale, nei confronti di un imprenditore romano, residente in provincia di Viterbo (Monterosi) e delle società nella sua disponibilità. «L’attività investigativa - spiegano - ha, infatti, fatto emergere come il prevenuto avesse connivenze con esponenti della ‘ndrina Vadalà e appartenenti alla famiglia Casamonica».

Tutto questo è «chiaro segnale che il territorio viterbese non è più immune dall’infiltrazione della criminalità organizzata: quest’ultima continua infatti a cercare nuovi spazi, che non ricadano già sotto l’egemone proiezione di interessi di altre mafie, per perseguire senza concorrenza e possibili frizioni le proprie mire “espansionistiche”». 

Ovviamente spazio non solo alla mafia. «Nel territorio - dicono infine -, permane lo sfruttamento della mano d’opera clandestina, in particolare durante i cicli di raccolta stagionale di nocciole e olive presso le aziende agricole locali, favorito dalla forte presenza di cittadini extracomunitari».

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