Negativi ma hanno incrociato il covid-19: la ricerca Unitus

Giovedì 19 Novembre 2020 di Carlo Maria Ponzi
Il laboratorio di Biologia dell'Università della Tuscia

Ai tempi del Covid-19 l’Università della Tuscia attiva i suoi ricercatori nella valutazione della presenza di anticorpi contro il Sars-Cov-2 e la relativa memoria immunologica delle cellule che li producono.

«I risultati preliminari ottenuti nella ricerca indicano che in alcuni casi, in cui non si rilevano anticorpi circolanti in sierologia, si può verificare una positività in un sistema cellulare, che sembrerebbe consentire un monitoraggio degli anticorpi specifici prodotti in vitro contro il virus».

Il virgolettato appartiene a Giuseppe Scapigliati, docente di Zoologia e antropologia del Dibaf (dipartimento per la innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali) che dà conto dei primi risultati della “proficua collaborazione” tra l’ateneo e il Centro polispecialistico “Giovanni Paolo I”. «Una cooperazione scientifica ancor più significativa – sottolinea il rettore Stefano Ubertini - se si pensa che il Centro è stato creato da nostri ex studenti (Gianpaolo Zarletti, Massimo Tiberi e Veronica De Molfetta) e ora punto di riferimento per la diagnostica».

Come si effettua il test delle cellule, denominato Cell-Elisa? «Si basa – afferma Scapigliati - sulla valutazione degli anticorpi direttamente dai linfociti della memoria e potrebbe divenire utile per identificare quelle persone che hanno incontrato il virus, ma possono risultare negative al test sierologico a causa di anticorpi circolanti non più rilevabili».

Conclusione finale? «Una volta che i risultati preliminari saranno estesi ad una casistica più ampia – rivela Scapigliati - il monitoraggio incrociato mediante l'utilizzo del test molecolare per il rilevamento del virus (del saggio sierologico classico e descritto Cell-Elisa), potrà essere di aiuto per valutare la durata nel tempo della memoria anticorpale per il virus Sars-Cov-2».

I primi esiti delle indagini sono stati pubblicati dalla rivista scientifica "Viruses", che li ha definiti “incoraggianti in quanto stimolano a procedere per definirne la specificità e l'affidabilità in vista di una loro possibile applicazione nel campo diagnostico”.

La ricerca è stata approvata dal Comitato etico dell’Ospedale Spallanzani di Roma.

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