Mafia viterbese, è il giorno del verdetto di secondo grado in Corte d'appello sul 416 bis

Il giorno dell'arresto di Giuseppe Trovato
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Lunedì 7 Giugno 2021, 05:05 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 15:40

Mafia viterbese, è il giorno del verdetto. Questo pomeriggio la Corte d’Appello di Roma emetterà la sentenza di secondo grado per la banda capeggiata da Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. L’udienza è fissata alle 14, prima della camera di consiglio ci saranno le ultime discussioni in calendario. Solo due difensori devono ancora discutere. Dopodiché ci sarà solo il tempo per la sentenza. Il sodalizio di Trovato e Rebeshi è stato condannato in primo grado per associazione a delinquere di stampo mafioso.

La gup del Tribunale di Roma ha inflitto alla banda oltre 79 anni di carcere. La pena più dura al capo Giuseppe Trovato: 13 anni e 4 mesi. Dodici, invece, gli anni per Ismail Rebeshi considerato il capo degli albanesi, braccio armato del sodalizio mafioso. Nessun passo indietro rispetto alle accuse mosse alla banda. Quella che operò a Viterbo tra il 2017 e il 2019, per il Procuratore generale era sicuramente un’associazione mafiosa per questo in Appello ha chiesto la conferma di tutte le condanne.

A gennaio di un anno fa i fratelli Spartak e Shelkezn Patozi, sempre pronti ad aiutare i capi, furono condannati, rispettivamente, a 8 e 8 mesi di reclusione e 8mila euro e 8 anni e 4mila euro multa. Gazmir Gurguri a 7 anni e 4 mesi e 6mila euro di multa. Il consigliere del capo Luigi Forieri a 8 anni e 4 mesi. Gabriele Laezza 8 anni e 6mila euro multa. La compagna di Trovato Fouzia Oufir a 5 anni e 4 mesi. La commessa del compro oro del calabrese, Martina Guadagno, a 2 anni e 4 mesi. Per lei però anche una notizia positiva. Il giudice non la ritenne parte della banda togliendo dalla condanna l’associazione mafiosa. La partita principale non è quella relativa agli anni di condanna.

Per tutti il punto principale è l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Il 416 bis che per la prima volta è stato contestato, e confermato in primo grado, nel capoluogo della Tuscia. Oggi si saprà se l’accusa regge anche per i giudici di secondo grado.

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