Expo lascia il segno, due milioni di occhi sulla Macchina

Venerdì 20 Novembre 2015 di Carlo Maria Ponzi
«E' una operazione che rimarrà nella storia. Perché, comunque la si pensi, basta far parlare i numeri. Che non sono opinioni, opinabili per definizione, ma dati oggettivi, incontrovertibili».

Giacomo Barelli, assessore comunale al Turismo e ai Grandi eventi, non evita di misurare le parole. E lo stesso giorno della chiusura di Milano Expo 2015, smanetta con furore sullo smartphone d'ordinanza per trasmettere messaggi Whatsapp, con annesse foto, dove campeggia una cifra: 1.000.000.

Assessore, sveli l'arcano.

«Non è un arcano. Ma il numero dei visitatori che in questi sei mesi hanno visitato la mostra “I tesori d'Italia”, ordinata da Vittorio Sgarbi nel padiglione Eataly dell'esposizione universale, dove tra le altre opere, è stato esposto il modello di Gloria, la Macchina di Santa Rosa di Raffaele Ascenzi. Questo significa che due milioni di occhi si sono posati, prima di accedere alla mostra, su ”Fiore del cielo”, la Macchina creata da Arturo Vittori, ospitata nei giardini antistanti gli spazi allestiti da Oscar Farinetti».

Sono dati, alla pari di tutti quelli che vengono squadernati in queste ore, al momento di tirare le prime somme, che destano stupore.

"Esatto. A conferma che l'operazione voluta dalla nostra amministrazione, sostenuta senza remore, in primis dal sindaco Leonardo Michelini e poi da una serie di soggetti interni e/o esterni a palazzo dei Priori, si è risolta in una iniziativa di marketing turistico di alto valore aggiunto che, per quanto riguarda Viterbo, è più che inedita. Per questo dico che si è trattato di una impresa storica".

Assessore, si è chiuso il sipario su Milano Expo 2015. Lei ha più volte detto che l'esperienza acquisita per onorare quell'appuntamento non deve andare dispersa, ma utilizzata per poter dispiegare altre azioni di qualità.

«Lo confermo. Che fare dopo Expo per continuare a promuovere l'immagine della nostra città? Ritengo che il fulcro della nostra programmazione debbano essere i nostri centri storici».

Si spieghi.

«Il nostro ambito urbano dispone di tre centri storici di ineguagliato valore: quello di Viterbo città, dominato dal percorso piazza del Comune-via San Lorenzo-palazzo dei Papi-San Pellegrino; quello di San Martino al Cimino, dove, accanto all'abbazia cistercense, insiste la straordinaria invenzione delle case a schiera, che sono nello stesso tempo mura difensive, nonché il palazzo Doria Pamphili, che vergognosamente è stato abbandonato dalla Regione; per non parlare del borgo di Bagnaia, dove Villa Lante si conferma la meta turistica più gettonata dell'intera Tuscia».

Tutti questi tesori spesso non hanno la meritata valorizzazione?

« La mia domanda è: come qualificare e rilanciare a scopo turistico questi centri che rappresentano un patrimonio culturale e sociale inimitabile?».

Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 19:17