CORONAVIRUS

Il Viterbese è area di crisi complessa, vitale il riconoscimento. La Cisl: «Onorevoli, cosa state facendo?»

Mercoledì 8 Aprile 2020

Ammortizzatori sociali e richieste di accesso al credito per le aziende per fronteggiare il fermo produttivo imposto dal virus: i numeri nel Lazio sono molto corposi. E non fa eccezione il Viterbese. «Parliamo di intere famiglie che rischiano di trovarsi espulse dal ciclo produttivo e senza stipendio. Siamo un territorio fragile e servono investimenti certi per risollevarne le sorti, accompagnati da politiche strutturali»: lo ribadisce il segretario provinciale della Cisl, Fortunato Mannino, che coglie l’attimo per tornare alla carica. Per quello che la Cisl ripropone come suo cavallo di battaglia.

«La Tuscia va riconosciuta area di crisi. Pensiamo al distretto ceramico di Civita Castellana, ora in forte affanno. E pensiamo alle risorse arrivate alle zone del Frusinate che già hanno ottenuto il riconoscimento», dichiara Mannino. Per centrare l’obiettivo, fa appello ai parlamentari locali. «Mi rivolgo ai senatori Umberto Fusco e Francesco Battistoni, al deputato Mauro Rotelli: lavorate perché arrivi l’area di crisi industriale complessa, così da ottenere i necessari aiuti non solo nell’immediato ma anche in prospettiva».

Il distretto della ceramica di Civita Castellana pensa già al dopo. «Serviranno fortissimi sostegni»

In pochi giorni le richieste di ammortizzatori sociali arrivate sulle scrivanie della Cisl sono oltre 1000. Se non bastasse questo dato, ci sono anche quelli sulla cassa integrazione in deroga presentati: nel Lazio sono 30.972 le domande di accesso alla cassa integrazione in deroga, per un totale di 76.750 lavoratori coinvolti e un impegno economico stimato pari a 142,5 milioni di euro. «Cifra vicina alla soglia dei 144.450.440 euro, cioè quella che il ministero del Lavoro ha assegnato, come prima tranche, al Lazio», ha detto ieri l’assessore regionale Claudio Di Berardino (Lavoro e formazione). Di queste richieste il 5,9% riguardano il Viterbese.

A questo quadro, mancano i dati dell’Inps: dopo i problemi informatici riscontrati nei giorni scorsi, ancora non sono disponibili i numeri di quanti cittadini hanno già richiesto il sussidio di 600 euro né il totale delle pratiche per gli ammortizzatori sociali sinora raccolte. Nella »Tuscia l’ossatura dell’economia è rappresentata in maggioranza di piccole e piccolissime imprese.

«Molti datori di lavoro inoltre – continua il numero uno della Cisl – non hanno la liquidità necessaria per pagare la cassa integrazione. Per questo, le organizzazioni sindacali hanno stretto un accorso con l’Abi, affinché siano gli istituti di credito ad anticipare al massimo 1.400 euro, riparametrati sulla base dell’orario di lavoro full-time o part-time».

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