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Candidature, ira dem. Benedetti: «Avevamo proposto Panunzi all'unanimità, sarà difficile fare campagna elettorale»

Candidature, ira dem. Benedetti: «Avevamo proposto Panunzi all'unanimità, sarà difficile fare campagna elettorale»
di Massimo Chiaravalli
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Agosto 2022, 05:05 - Ultimo aggiornamento: 19:50

«Ci hanno imposto un nome diverso da quello che il partito locale aveva proposto all’unanimità. Sarà difficile fare campagna elettorale così». Per ora è un terremoto, ma nel Pd viterbese rischia di trasformarsi presto in uno tsunami. Perché capolista alla Camera su Viterbo, unico posto con speranze di eleggibilità alle politiche del 25 settembre, c’è l’ex ministra Marianna Madia invece del consigliere regionale Enrico Panunzi. Che ha deciso di non candidarsi più. E ora le sorti dei dem sono affidate alla prossima direzione che, assicura il segretario provinciale Manuela Benedetti, «convocheremo in settimana».

Benedetti, cosa sta succedendo con le liste del Pd?
«Semplice, non è stata ascoltata la proposta arrivata dal territorio: coordinatori, sindaci e amministratori. Nel plurinominale abbiamo Marianna Madia al primo posto, l’unico che potrebbe essere eleggibile a livello locale».

Da cosa è scaturita questa decisione?
«Dalla direzione nazionale, che ha votato le liste».

Avrete opposto resistenza...
«Certo, avevamo presentato un documento votato all’unanimità con una richiesta e una proposta per questo territorio. Ritenevamo fosse la più giusta e anche quella che avrebbe permesso non solo la rappresentatività a questa provincia, ma pure la spinta al Pd ad allargare il consenso. Così invece non si permette al partito di giocare la battaglia».

Quale è stato l’iter del vostro documento?
«Lo abbiamo presentato al regionale e fatto arrivare anche al nazionale. È comunque il regionale a farsi portavoce delle istanze dei territori. Avevamo chiesto dunque al segretario del Lazio, Bruno Astorre, di portarlo avanti. Ed è arrivato».

Avete avuto una motivazione sul perché non gli è stato dato seguito?
«No. Queste sono logiche che garantiscono alcuni nomi, aree. Le candidature del Lazio, nei posti eleggibili di tutte le province, sono solo romane».

Come vi apprestate a fare campagna elettorale così?
«Sarà molto difficile. Questa richiesta era arrivata all’unanimità, da tutto il nostro partito, quindi ora andare a fare una campagna elettorale in queste condizioni non sarà facile: c’è malcontento da parte di tutti e anche molta amarezza per come sono state fatte le scelte. E poi ciò che avevamo proposto era a garanzia di un allargamento, era una decisione del partito e soprattutto era la scelta di una provincia che già negli ultimi 5 anni non ha espresso nostri parlamentari».

Questa situazione avrà conseguenze a livello locale?
«Convocheremo una direzione, in settimana, da cui scaturirà la nostra posizione. Però la nostra contrarietà l’abbiamo già manifestata e molti sindaci, segretari di circolo e dirigenti hanno espresso anche loro contrarietà e difficoltà durante la campagna elettorale a sostenere il partito».

Pensa che ci saranno defezioni?
«Questo non lo so, ma in queste ore mi stanno arrivando chiamate, messaggi, da parte di tutto il partito, da tutta la provincia, per continuare a manifestare dissenso rispetto a queste scelte».

È stato Panunzi alla fine a decidere di non candidarsi?
«Sì, certo. Avevamo chiesto noi a Enrico una disponibilità, visto che a gran voce erano tante persone a volerla. Ora ci troviamo una candidatura che non è quella che volevamo».

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