Coronavirus, finisce il distanziamento sui treni. Esperti "preoccupati"

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«E' giusto che sui treni restino in vigore le regole di sicurezza applicate finora. Non possiamo permetterci di abbassare il livello di attenzione e cautela. Per questo ho firmato una nuova ordinanza che ribadisce che in tutti i luoghi chiusi aperti al pubblico, compresi i mezzi di trasporto, è e resta obbligatorio sia il distanziamento di almeno un metro che l'obbligo delle mascherine». Lo annuncia il ministro della Salute Roberto Speranza. «Questi sono i due principi essenziali che, assieme al lavaggio frequente delle mani, dobbiamo conservare nella fase di convivenza con il virus», sottolinea

Finisce il distanziamento sui treni: tutti i convogli ad alta velocità di Trenitalia e Italo da oggi potranno viaggiare con il cento per cento dei posti occupati. Niente più sedili vuoti, dunque, nonostante la curva dei contagi sia in crescita da qualche giorno e l'indice di contagio (Rt) è ormai prossimo all'1 a livello nazionale. Una decisione che ha fatto saltare sulle sedie gli esperti: «è una scelta - dicono dal Comitato tecnico scientifico del governo - che desta molta preoccupazione».

E anche la Lombardia dice addio al metro di distanza tra i passeggeri: la nuova ordinanza regionale in vigore da sabato al 10 settembre prevede che su treni, bus, tram e metropolitane locali e regionali è consentita l'occupazione del 100% dei posti a sedere e del 50% dei posti in piedi, sempre con l'obbligo della mascherina. La possibilità di tornare a viaggiare con la massima capienza disponibile sui treni ad alta velocità sarebbe dovuta alla realizzazione di una serie di condizioni che erano previste dal Decreto del presidente del consiglio firmato da Giuseppe Conte il 14 luglio scorso. Il provvedimento stabiliva infatti la la possibilità di far viaggiare i treni a piena capacità purché in presenza di alcune condizioni: tra queste, la misurazione della temperatura prima di salire a bordo dei treni, con termoscanner e termometri che, appunto da oggi, sono presenti in tutte le stazioni dell'alta velocità, l'autodichiarazione da parte dei passeggeri per certificare di non essere stati in contatto con persone contagiate dal Covid 19, una sorta di nuovo modello come quello che milioni di italiani hanno utilizzato durante il lockdown, l'obbligo di indossare la mascherina a bordo dei convogli con la sostituzione ogni 4 ore.

Condizioni che però non tranquillizzano esperti e scienziati che, anzi, sono «decisamente contrari» alla fine del distanziamento. Già ieri il Comitato tecnico scientifico aveva lanciato l'allarme - «il trend è in crescita, siamo preoccupati dall'evoluzione della curva dei contagi» - e oggi sono tornati a ribadire la necessità di non abbassare la guardia. La scelta fatta sui treni ad alta velocità, dicono fonti del Cts, «desta molta preoccupazione». Anche perché è stata presa senza attendere il parere degli esperti. Nella mattinata di giovedì, secondo quanto è stato possibile ricostruire, il Mit ha inviato al Comitato una richiesta di valutazione del nuovo piano per i treni ma nella riunione che si è tenuta nel pomeriggio il tema non è stato affrontato, visto che sul tavolo c'erano altre questioni. L'analisi della richiesta arrivata dagli uffici del ministro Paola De Micheli era prevista per la riunione di giovedì. «Non abbiamo dato alcun parere» dicono ancora dal Comitato sottolineando che sarà proprio giovedì l'occasione per ribadire la «decisa contrarierà» alle scelte fatte. La situazione potrebbe comunque cambiare nelle prossime ore alla luce delle nuovi indicazioni contenute nel nuovo Dpcm. Che però non dovrebbe arrivare prima del 7 agosto e che dovrebbe contenere «un'armonizzazione» - dicono fonti di governo - di tutte le misure attualmente in vigore che devono essere prorogate fino al 15 ottobre.

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