Dimagrire rende felici? Non sempre perdere chili elimina i disagi patologici

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Qual è il peso della felicità? Vallo a capire. Con troppi chili in più di certo non ci si sente in pace, non fosse che per le analisi sballate, le scale con l’affanno e poi tutti quegli sguardi, tra la malizia e la commiserazione, e quelle battute ciccione, buzzicona, balena, cicciobomba che restano dentro come cicatrici. Ma non è detto che quando si dimagrisce e tanto, 40 o 70 chili, il risultato sia più leggerezza. È vero la bilancia finalmente ti sorride, dice che ce l’hai fatta, ma il peso a volte non se ne va, resta lì, nella testa, a condannarti al destino di ex-obeso. Grassi anche da neo-magri, insoddisfatti e scontenti. Capita, e gli esperti spiegano perché: al dimagrimento del corpo dovrebbe seguire quello della mente, ma non sempre è così. C’è chi si continua a sedere, anche con sette taglie in meno, con la paura di sfondare la sedia. O chi è convinto di non riuscire a passare attraverso una porta, come succedeva prima e non potrebbe più succedere dal momento che occupa la metà dello spazio.

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