Leonardo a Roma e la Gioconda ritrovata grazie ai Lincei

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di Laura Larcan

Le pesanti vernici sono state rimosse e la sorpresa sta tutta nelle tinte fresche, nell'incarnato diafano, nei giochi di ombre che definiscono lo sguardo inafferrabile e il sorriso enigmatico. Eccola la Gioconda Torlonia, opera che potrebbe restituire a sorpresa la mano del genio, almeno in alcuni dettagli. È l'ipotesi sollevata da Antonio Forcellino, illustre restauratore, che ha curato insieme a Roberto Antonelli la preziosa mostra Leonardo a Roma. Influenze ed eredità, con cui l'Accademia dei Lincei celebra i 500 anni dalla morte dell'artista, nell'ambito di un ciclo triennale di eventi. «Il dipinto è stato realizzato nella bottega di Leonardo - spiega Forcellino - perché le indagini diagnostiche hanno mostrato in modo più chiaro che ha gli stessi pentimenti e variazioni che Leonardo apportava al dipinto del Louvre. Come nel caso della Gioconda del Prado il maestro va avanti, e gli assistenti modificano secondo la sua procedura. Il maestro li guida, per poi intervenire personalmente».

L'ATTRIBUZIONE
Per la Gioconda Torlonia (in deposito dal 1925 alla camera dei Deputati) strategico è stato il restauro: «Il quadro è stato liberato dalle vecchie ridipinture - dice Forcellino - ed è venuto fuori un dipinto di qualità straordinaria, che evidenzia condizioni più vicine all'originale». Agli studiosi ora il compito di aprire il dibattito sull'attribuzione. La mostra, che vuole indagare il soggiorno romano di Leonardo (1513-1516), svela anche altre opere di bottega, come il Salvator Mundi, prestito da Napoli: forse anche qui aleggia un intervento del maestro nei capelli. Villa Farnesina, via della Lungara 230, da oggi fino al 12 gennaio.

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