Prete abusò di un bimbo, telefonata choc: «Avevo 9 anni, perché?». «Era amore, ti mando dei soldi»

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Sono passati molti anni ma la vittima non ha dimenticato e ha deciso di togliere il coperchio al silenzio calato su quegli abusi che quando era bambino gli cambiarono la vita. Lo ha fatto con una lettera, inviata al sacerdore autore del presunto caso di pedofilia denunciato alla rete degli abusi e poi in una telefonata registrata in cui il presunto orco ammette le proprie responsabilità.

Proprio nei giorni del summit sulla pedofilia voluto da Papa Francesco, Rete L'Abuso - associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime -  pubblica sul suo sito l'audio integrale della telefonata choc.

Il protagonista è un giovane che, all'epoca dei fatti, aveva nove anni e che, nella denuncia presentata nei mesi scorsi nel paese estero dove risiede ora, accusa un prete della provincia, tuttora in carica, di aver approfittato di lui.

Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando il giovane ha deciso di espatriare e farsi una nuova vita. Alle domande incalzanti dell'uomo che chiedeva il perché di quel clima di abusi, il prete risponde: “Era natura, era un atto di affetto”. Alla fine il prete inviata la vittima a comunicargli l'Iban in modo che possa inviargli soldi e chiama in causa anche il vescovo, invitando il giovane a contattarlo.

LA REPLICA DELLA CURIA
«A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che - stando al dialogo - risiederebbe in Germania, e soprattutto a seguito della fuorviante interpretazione offerta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare
la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.
Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, S.E. mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da
quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta».

 


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