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Catania e Siracusa da vedere, da fare e da mangiare: le 3 esperienze da non perdere

Alla scoperta della costa est della Sicilia tra visite culturali anche virtuali, food market e trekking

Catania (foto di Empeeria - Andrea Caruso)
di Sabrina Quartieri
9 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Aprile 2022, 14:54 - Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 09:11

Un impeto incessante e travolgente di bellezze millenarie mescolate a sapori locali e d’oltremare, è il mosaico più tipico di quello che ci si aspetta da una fuga a sud tra Catania e Siracusa, due gioielli del Val di Noto in Sicilia orientale. Mete ideali per ricominciare a muoversi fuori dai recinti delle limitazioni dei mesi trascorsi e riconquistare in 48 ore un po’ di libertà, sentendosi al sicuro. Approdati in questa terra italica bagnata dal mare, al primo impatto quasi schiva ma pronta a mostrarsi l’istante dopo e ad accogliere i forestieri in visita, ci si muove tra visite culturali anche inedite grazie all’uso della realtà virtuale e tappe gastronomiche tra mercati e botteghe di street food; o, ancora, si sale al cospetto del maestoso Etna che domina Catania seguendo le orme di biologi accademici nei panni di preziose guide e si va a caccia del meglio dell’artigianato locale, vanto dell’isola, inseguendo una sorta di mappa del tesoro per gli “shopping addicted”. Esperienze che sono solo un primo assaggio di quello che una nuova start up chiamata Empeeria ha ideato in qualità di tour operator e digital company, per vivere davvero la Sicilia dei siciliani in compagnia di appassionati esperti del territorio. 

Dalle visite culturali anche virtuali allo shopping artigianale, dal trekking sull’Etna ai food market con cooking class: la Sicilia orientale da vedere, da fare e da mangiare

Un weekend al Sud lungo l’affascinante tratto della Sicilia orientale che unisce Catania e Siracusa, per una vacanza breve ma intensa scandita da micro-avventure autentiche e originali. Protagonista del soggiorno è l’arte, che si lascia scoprire sia in modo tradizionale che con esperienze all’insegna della tecnologia più innovativa, per aprire le porte di tesori archeologici chiusi o riportare in vita nella loro integrità siti millenari oggi in rovina. 

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1. Catania e Siracusa da vedere tra gioielli nascosti e virtual tour 

La via d’accesso al cuore del Tardo Barocco catanese è Porta Uzeda, attraverso la quale si scorge per la prima volta “la montagna” che guarda la città, il maestoso e vivissimo vulcano Etna che, per via della sua attività eruttiva, nell’ultimo anno si è elevato di 30 metri, raggiungendo un’altitudine di 3.556. Una presenza simbiotica con la città, che teme scosse improvvise, ma allo stesso tempo apprezza la generosità di questo gigante ancora attivo, che ha reso la terra alle sue pendici fertile e donato una resistente pietra come materiale di costruzione. Tanto che molte delle facciate dei sontuosi palazzi che si incontrano, presentano un’inconfondibile bicromia, con il nero del basalto che si alterna al bianco. “Regina” dell’elegante salotto urbano che si sviluppa oltre la porta è la Cattedrale di epoca normanna di piazza Duomo. Un’Ecclesia munita (di mura difensive) un tempo, per avvistare dal mare eventuali attacchi dei nemici. Ma soprattutto luogo di culto dove riposa Sant’Agata, la giovanissima martire e patrona di Catania, veneratissima nella sua città. Ricostruita dopo il devastante terremoto del 1693, la chiesa conserva intatti la controfacciata e l’abside originari. Visitandola (ma non all’ora di pranzo quando anch’essa come i suoi conterranei riposa) è possibile ammirare le antiche feritoie e le porticine che conducevano alle torri normanne; come anche il piano di calpestio medievale, più basso rispetto al nuovo, ricostruito sopra i cumuli di macerie del sisma; e, ancora, alcune colonne risalenti all’epoca romana. I devoti della santa fanciulla (Agatina o Agatuzza per i catanesi) devono spostarsi nel vicino Museo Diocesano per ammirare da vicino il grande Fercolo che porta in processione il busto reliquiario della patrona. Uno spazio espositivo in cui si concentra gran parte del tesoro della Cattedrale, delle altre chiese cittadine e del Monastero dei monaci benedettini, e che consente di ripercorrere in un solo luogo tutta la storia della città, spiando al contempo scorci che resterebbero altrimenti segreti: salendo sul suo terrazzo panoramico il colpo d’occhio mostra, infatti, la parte merlata del Duomo con l’antica torre di controllo. Proprio sotto al luogo sacro si nasconde poi un altro tesoro: sono le viscere della città risalenti al periodo romano e che ospitano le Terme Achilliane, al tempo frequentatissime e aperte a tutte le classi sociali. Oggi di questo microcosmo rimane visitabile solo una piccola parte, ma è sufficiente per avere un assaggio dell’affascinante Catania sotterranea. A Siracusa, invece, per bearsi del volto inedito della sua parte antica, l’isola di Ortigia, si dovrà attendere l’estate, quando la realtà virtuale applicata alle visite tradizionali riporterà in vita nella loro integrità diversi tesori archeologici. O, ancora, aprirà le porte di siti chiusi al pubblico. Protagonisti di questa nuova modalità di turismo che sfrutta contenuti digitalizzati, saranno: il Tempio di Apollo, il Castello Maniace, le Catacombe di San Giovanni, il Teatro Greco, il Palazzo Bellomo, l’Ipogeo, la Fonte Aretusa e il Duomo. Una volta ottenuto il voucher emesso da Empeeria, si riceveranno dei visori da applicare allo smartphone per dare il via all’esperienza. Un tour immersivo nei luoghi prescelti reso possibile grazie alla riproduzione di immagini e video in 3D e a 360° gradi, completato da tracce audio multilingue. 

Il Tempio di Apollo di Ortigia a Siracusa

High Quality Food, con IPO apertura punti vendita ed espansione all'estero

2. Catania e Siracusa da fare tra trekking sull’Etna e botteghe di artigianato

Quando l’Etna erutta da uno dei suoi quattro crateri attivi, a Catania si sente dire che «Idda sta facendo i capricci». È ancora viva la montagna alpina e vulcano che domina la città, quindi, per poterci entrare in confidenza stando al sicuro conviene procurarsi una guida. Meglio se esperta di questo misterioso mondo di fuoco, per scoprire con un solo trekking molti dei suoi aspetti. Con Andrea di Etna and Sea Excursion, accademico biologo prestato al turismo, ci si muove tra inaspettate betulle dell’ultima glaciazione e versanti innevati dove si scia guardando il mare. Lasciata la jeep, muniti di scarponcini, si raggiunge la Valle del Bove, dove si scorge il nuovo punto più alto del vulcano (3.356 metri) nel cratere sud-est. Poi, tra falchi e aquile reali che sorvolano, si ripercorre la “bottoniera”, chiamata così per i crateri allineati come i bottoni di una giacca. Infine, con corda, torcia e caschetto, ci si cala nella Grotta dei ladroni, un ampio tubo di scorrimento lavico che in passato serviva sia a conservare il ghiaccio da trasportare in Nord Africa che come tana per nascondersi insieme alla refurtiva. Al trekking si affianca una visita alle vigne terrazzate con i terroir dell’Etna doc (per i bianchi si usano il Catarratto, il Carricante e la Minnella; per i rossi il Nerello Mascarese e il Nerello Cappuccio). Come quelli dell’azienda Gambino a Linguaglossa sul versante nord-est del vulcano, abbarbicata a circa 900 metri di altitudine. Se l’Etna è il regno dell’oudoor, Ortigia a Siracusa è l’isola antica che concentra tra i suoi vicoli molte botteghe artigiane per fare compere di qualità. Conduce alla loro scoperta Pelin Bayer, un’insegnante di inglese originaria della Turchia che è maestra di stile e buongusto nel tempo libero. Imperdibili sono Syrtaria, atelier di esuberanti abiti lavorati in punto croce, al tombolo, a uncinetto e macramé, come anche di coffe (le sacche usate in passato per il foraggio di asini e cavalli) ripensate per essere glamour; e ancora Midolo in piazza Minerva, dove si mantiene in vita la tradizione orafa antica siciliana, tra soggetti di farfalle, fiori e libellule, per pezzi unici lavorati sapientemente con le tecniche del traforo e dell’incisione a bulino, e con l’incastonatura a granetta per le pietre.

Etna - Valle del Bove con il punto più alto del vulcano (3.356 metri)

3. Catania e Siracusa da mangiare tra street food, mercati e cooking class

Il legame viscerale dei catanesi con la patrona Agatuzza non risparmia di certo la tavola: a lei sono dedicate le “minne”, delle sferiche cassate con la ciliegina che ricordano i seni simbolo del martirio della santa fanciulla. Solo una delle tante squisitezze che si possono assaggiare nella pasticceria Prestipino di piazza Duomo, se si avverte un languorino e si ha voglia di dolce. Per gli appassionati di salato ci pensa l’arancino, rigorosamente al maschile, con la forma di cono come l’Etna e con un importante ripieno di ragù a ricordare la lava (a Palermo si trova invece l’arancina, che è sferica e meno ricca di condimento). Ma è superando la fontana del fiume sotterraneo Amenano (per i catanesi “l’acqua lenzuolo”), che si accede al luogo da non perdere per i foodies: la Pescheria, il folcloristico e chiassoso spiazzo di banchi di pesce con tanto di graffito su un muro che ritrae Sant’Agata in veste pop. È qui che si incontrano i tavoli di Scirocco, una delle 10 migliori friggitorie d’Italia secondo il Gambero Rosso. Un’insegna che detiene lo scettro dell’eccellenza dello street food catanese, con i suoi “coppi” (o cartocci) di pesce fritto, gli arancinetti di pesce, le sarde a beccaficco e i tramezzini di spada. Tutti “must” da accompagnare con una dissetante bevanda al mandarino verde, seguita da un freschissimo sorbetto di limone con scorzetta. Il fine dining a Catania invece si sposa con le atmosfere del mito a nord, nella Riviera dei Ciclopi: si narra che le imponenti rocce nere che si innalzano dal mare davanti Aci Trezza furono scagliate dal ciclope Polifemo nel tentativo di fermare l’ultima fuga di Odisseo. La realtà è che ci troviamo alle pendici dell’Etna, dove l’attività vulcanica ha creato grotte straordinarie e scogliere vertiginose, una cartolina unica per chi riposa nelle stanze del Grand Hotel Faraglioni e per chi siede ai tavoli del Faraglioni Restaurant. Il locale “regno” di chef Simone Strano che, con indosso la sua coppola, propone una interessante esperienza gourmet in salsa siciliana, valorizzando la materia prima con un’attenzione verso lo zero waste. Il meglio dell’enogastronomia di Siracusa si sperimenta facendo spesa nel folcloristico mercato di Ortigia in compagnia di chef Ettore Anastasio che, passeggiando tra gli stand di via Emanuele De Benedictis, svela curiosi aneddoti su frutta secca, conserve di pomodoro, spezie e caprini, prodotti che poi metterà assieme per le sue creazioni durante un’interessante cooking class. La memoria storica trasuda nella pescheria di zio Angelo, abile narratore della leggenda legata al pesce San Pietro; ma per comprare pesce fresco garantito si prosegue fino a Ittica Bottaro - La pescheria del popolo; il sandwich dei sandwich è al Caseificio Borderi (dal 1930), che vanta il panino più premiato della Sicilia da Tripadvisor (7 euro per una super farcitura). Ancora: il tempio del vino siciliano è La salumeria, dove si fanno spazio i superlativi bianchi e rossi del conte Tasca D’Almerita, ma anche delle conserve pluripremiate come la Caponata, migliore d’Italia nel 2003 durante l’Expo dei sapori a Milano. La spesa è completa con la tappa al banco di verdura di ‘Balotelli’, un altissimo ghanese molto somigliante al noto calciatore che calamita su di sé l’attenzione dei passanti a colpi di giocose battute rigorosamente in siracusano. 

Il mercato di Ortigia a Siracusa

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