PAPA FRANCESCO

Il Papa si autocensura, beatifica 7 martiri del comunismo, ma preferisce parlare di «ideologia atea»

Domenica 2 Giugno 2019 di Franca Giansoldati
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Blaj (Romania) – Nel grande Campo della Libertà, una enorme spianata circondata dal verde nella regione della Transilvania, in Romania, Papa Francesco beatifica sette vescovi greco-cattolici martiri del comunismo morti per la dura repressione che prese quota dal 1948 in poi. Nella omelia esalta la vita eroica dei sette beati che non piegarono a sacrificare la propria libertà di coscienza imposta dalla dittatura, ma la parola “comunismo” ancora una volta non la menziona.

Il Papa preferisce ricorrere ad altri termini, altre definizioni come «regime dittatoriale e ateo», «sistema illiberale ideologico e coercitivo dei diritti fondamentali della persona umana». Ma di comunismo non vuole sentirne parlare, esattamente come era accaduto anche in Bulgaria e, l'anno scorso, durante il viaggio nei paesi baltici dove era andato a pregare nelle celle delle torture utilizzate dai servizi segreti dei regimi comunisti. L'anziano cardinale Zen di Hong Kong, un po' di tempo fa, spiegò che questa idiosincrasia per la parola “comunismo” gli deriva probabilmente dal suo vissuto in America Latina dove ad essere vittime delle dittature erano proprio i comunisti.

«Questo luogo significativo richiama l’unità del vostro Popolo che si è realizzata nella diversità delle espressioni religiose - dice Francesco alla messa - ciò costituisce un patrimonio spirituale che arricchisce e caratterizza la cultura e l’identità nazionale rumena. I nuovi Beati hanno sofferto e sacrificato la loro vita, opponendosi a un sistema ideologico illiberale e coercitivo dei diritti fondamentali della persona umana. In quel triste periodo, la vita della comunità cattolica era messa a dura prova dal regime dittatoriale e ateo: tutti i Vescovi, e molti fedeli, della Chiesa Greco-Cattolica e della Chiesa Cattolica di Rito Latino furono perseguitati e incarcerati».

I sette vescovi beati sono stati quasi tutti arrestati nello stesso giorno, il 25 ottobre 1948, morirono nelle prigioni comuniste e furono sepolti in fosse comuni per impedirne la memoria. Si chiamavanoVasile Aftenie, Ioan Balan, Valeriu Traian Frentiu, Ioan Suciu, Tit Liviu Chinezu, Alexandru Rusu e tra loro anche il cardinale Iuliu Hossu, che preferì restare con i suoi fedeli fino alla morte, rinunciando a trasferirsi a Roma per ricevere da Papa Paolo VI la berretta cardinalizia e salvarsi dalla morte certa.

All'orizzonte Papa Francesco intravede per l'Europa l'avanzata di un pericolo se non peggiore del comunismo quanto meno paritetico. La secolarizzazione galoppante, il laicismo, il consumismo. «Anche oggi riappaiono nuove ideologie che, in maniera sottile, cercano di imporsi e di sradicare la nostra gente dalle sue più ricche tradizioni culturali e religiose. Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia e nuocciono, con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato, in modo particolare ai nostri giovani e bambini lasciandoli privi di radici da cui crescere».
  Ultimo aggiornamento: 3 Giugno, 10:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA