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Covid, chiuso il santuario di Montevergine caro alla comunità Lgbt: vescovo e monaci tutti contagiati

Covid, chiuso il santuario di Montevergine caro alla comunità Lgbt: vescovo e monaci tutti contagiati
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Mercoledì 16 Febbraio 2022, 15:39

Città del Vaticano – La variante omicron ha messo letteralmente ko il santuario mariano di Montevergine, in provincia di Avellino, famoso in tutta Italia per essere considerato l'unico santuario “gay-friendly” esistente. La Madonna nera che viene conservata da secoli è considerata la protettrice delle minoranze sessuali. A causa del Covid la struttura religiosa ha dovuto chiudere i battenti fino al 21 febbraio dopo che il vescovo della diocesi, monsignor Riccardo Guariglia e tutti i monaci benedettini che vi abitano sono risultati positivi. Di conseguenza le celebrazioni, le attività pastorali, le messe mattutine, le confessioni sono state tutte sospese.

Covid, chiuso il santuario di Montevergine

Il luogo di culto di Montevergine è particolarmente caro alla comunità Lgbt per una antica leggenda che si fa risalire al 1256, quando due giovani omosessuali vennero scoperti a baciarsi, rischiando il linciaggio da parte della comunità. I due ragazzi furono denudati e legati ad un albero, nei boschi d'inverno, in attesa che venissero sbranati dai lupi. La Madonna inviò su di loro dei raggi di sole per sciogliere la neve e le loro catene. Sacro e profano si mescolano e da sempre, a Montevergine, a 1400 metri d'altezza, si tiene il 2 febbraio la processione dei “femminielli”.

Ogni anno la comunità LGBT  rende omaggio a “Mamma Schiavona”. Una tradizione che affonda le radici nell’antico culto della dea Cibele, la dea della fertilità dove i Coribanti, i sacerdoti eunuchi, danzavano in suo onore per propiziarsi fertilità e ricchezza. I più coraggiosi si eviravano in suo onore, donando il proprio sesso alla dea e iniziando così una nuova vita vestendosi da donna con tessuti dai colori sgargianti che mostravano con orgoglio in paese con balli e danze lascive.

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