La lettera bipartisan dei politici ai vescovi: fermate voi l’eutanasia

Lunedì 1 Luglio 2019 di Franca Giansoldati
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CITTÀ DEL VATICANO Alla ricerca dell’unità perduta. Un gruppo di parlamentari cattolici di varia estrazione politica sta facendo pressing sui vertici della Cei – sul cardinale Gualtiero Bassetti e sul segretario monsignor Stefano Russo – per sollecitare «in tempi strettissimi» un pronunciamento ufficiale della Chiesa sull’eutanasia. In pratica chiedono una presa di posizione muscolare, da intendersi come una sorta di chiamata alle armi, di riflessione generale, di impegno diffuso davanti al pericolo di una deriva eutanasica, visto che se entro il 24 settembre il Parlamento non si pronuncerà con una legge chiara, sarà la Corte Costituzionale a farlo, dirimendo ogni dubbio su un garbuglio giuridico nato sul processo a Cappato con il caso del dj Fabo.
Alla Camera sono già arrivate all’esame diverse proposte di legge, alcune delle quali decisamente favorevoli alla legalizzazione del suicidio assistito. «Quello che con questa lettera sottoponiamo alla sua attenzione – scrivono i parlamentari al cardinale Bassetti – è una sommessa domanda affinché, nei tempi strettissimi entro i quali il Parlamento è chiamato a decidere, vi possa essere un pronunciamento del Magistero dei vescovi che sostenga una presa di posizione forte da parte del laicato cattolico, perché manifesti in modo ragionato, documentato e ovviamente non confessionale l’inaccettabilità di questa deriva di morte».

LA RETE
I parlamentari che si sono mossi, mettendo assieme una specie di rete trasversale – tra cui Paola Binetti, Luisa Santolini, Simone Pillon, Mario Mauro, Alessandro Pagano, Domenico Menorello, Massimo Polledri, Riccardo Pedrizzi, Stefano De Lillo, Giovanni Falcone, Alfredo Mantovano, Gianluigi Gigli, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi, Antonio Palmieri – fanno presente che nelle nazioni in cui l’eutanasia è consentita, dal «diritto alla morte rivendicato come scelta di libertà, si è passati velocemente alla morte somministrata in casi di disabilità o di patologie gravi, in nome delle esigenze di bilancio». Come, per esempio, accade in Olanda.
Anche sul fronte Vaticano la rete cattolica ha fatto breccia e ha già avuto diversi contatti con il Segretario di Stato, Pietro Parolin, favorevole a una qualche iniziativa. Ultimamente Papa Francesco ha ripetuto che l’eutanasia resta una sconfitta per tutti e «non va considerata una conquista della civiltà». Sul versante Cei, invece, l’argomento sembra non essere in cima alle priorità tanto che i parlamentari lamentano un certo silenzio. E spiegano, che scegliere di non fare nulla, potrebbe essere foriero di conseguenze negative. «La stasi in atto viene strumentalmente interpretata dai promotori dell’eutanasia e del suicidio medicalizzato come un via libera di fatto, come una manifestazione di scarso interesse al tema. Più di uno di noi, attraverso le associazioni di cui fa parte, ha provato a richiamare l’attenzione ma con scarso successo. E’ una condizione più grave di quella che ha preceduto l’approvazione della legge sulle unioni civili». Infine pongono una domanda: è possibile che il mondo cattolico «si mostri nel suo insieme indifferente verso traduzione in articoli di legge di quella cultura dello scarto dalla quale mette in guardia Francesco?».

RUOLI RIBALTATI
Se ai tempi della Dc e del partito unico era la Chiesa a muoversi e a chiamare a raccolta i parlamentari di riferimento a ridosso di un voto su un provvedimento sgradito o non in sintonia con la dottrina, adesso la situazione sembra essersi totalmente ribaltata. Visto che sono i parlamentari a sensibilizzare la Chiesa chiedendole di intervenire in fretta facendo da collettore, come punto di riferimento, persino per neutralizzare le logiche di partito. «Eminenza – scrivono ancora – Ella ben sa che non vi potrà essere alcuna iniziativa dei laici se prima non si sia condiviso un giudizio sulla questione, un giudizio ravvivato da una guida nella fede».
L’argomento ovviamente non è neutro visto che anche i cattolici sono spaccati tra pro e contro. Chi ha scritto a Bassetti per ottenere la mobilitazione è convinto che se entro il 24 settembre non si approverà nessuna legge, si andrà incontro allo scenario peggiore. Sarà la Corte a pronunciarsi nuovamente e, a detta dei parlamentari, è scontato che la decisione sarà quasi certamente a favore della deriva eutanasica. Ultimo aggiornamento: 19:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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