Follia baby gang, un video con la pistola in mano alla stazione. I residenti della zona: «Sentiti tre colpi». Paura a Umbertide

Un fotogramma del video postato suo social. A destra la pistola
di Walter Rondoni
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Martedì 25 Gennaio 2022, 09:46

UMBERTIDE Sbandati e spudorati. Minorenni e maggiorenni che si annientano nella logica del branco, ma si esaltano al punto da postare su qualche social immagini delle loro bravate per fare colpo. Per apparire più grandi e più forti. Forse per incutere timore e rispetto ai coetanei, se rivali. Preoccupazione, sconcerto, incredulità, ma anche profonda amarezza per tanta gioventù sprecata da quando sui telefonini girano almeno un paio di video. Ottanta secondi di pugni sullo stomaco, che mostrano ragazzini mascherati o nascosti dal cappuccio di una felpa. Adolescenti o poco più che “scarrellano” una pistola nella sala d'aspetto della stazione di Umbertide. Un'arma giocattolo, probabilmente, che gli appassionati dei giochi di ruolo trovano facilmente su internet. Copia perfetta da sembrare vera se chi l'impugna toglie il tappo rosso come nello specifico. Poi la scena si sposta all'esterno, sul marciapiede ai binari, dove il gruppo sghignazza mentre in due sparano “botte” in aria. Tre colpi a salve avvertiti distintamente, all'ora di cena, dagli abitanti delle case intorno, da dove c'è chi si è affacciato alla finestra, infastidito dal rumore, ma all'oscuro di quanto sta accadendo. «Sembravano petardi». Il secondo “filmino” è il risultato del montaggio di riprese al cellulare in momenti e luoghi diversi con tanto di colonna sonora di musica trap. C'è l'incontro, o forse lo scontro, notturno al Parco Ranieri di Umbertide tra bande. Una del posto, una di Città di Castello, sembra, dove non mancano nemmeno alcune ragazzine. Una in particolare, corporatura esile, capelli lunghi sul piumino bianco, sembra poco più di una bambina. Forse, tutto avviene a pochi minuti dall'”esibizione” alla fermata della Fcu. O forse, no. Un paio le sequenze girate su un vagone del treno. Una, di giorno. Una decina di ragazzi si pavoneggia, revolver in mano, sigaretta tra indice e medio, visi nascosti dai passamontagna. Qui la telecamera stringe su una mano che conta una mazzetta di soldi. Banconote, tante, chissà se vere o false, da cinquanta e cento euro. Il secondo “frame”, sempre in carrozza, ma dopo il tramonto, racconta di un selfie. Dopo aver dimostrato di essere passati da piazza Michelangelo, quartiere residenziale, e di aver fatto i bulli davanti ad una “Gazzella”. Alcuni minorenni, altri maggiorenni, italiani e stranieri di seconda e forse terza generazione, con la voglia di emulare le gang che hanno conquistato le prime pagine nelle grandi città. Intanto, i video con quelle facce da ragazzini cresciuti in fretta e male sono al vaglio delle forze dell'ordine e della magistratura. Sotto la lente la rivoltella, i colpi sparati verso il cielo, il denaro, i “mefisto”. Sono serviti per costruire un gioco, comunque troppo sopra le righe, o sono l'indizio di qualcosa di ben più grave?

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