CORONAVIRUS

Secondo tampone negativo, sono centinaia
i ternani ancora sequestrati in casa
in attesa del via libera dell'Asl

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Umberto Giangiuli

TERNI Sono più di centro i ternani in attesa di  una telefonata, di un mail, di una raccomandata, di un telegramma, per sapere se sono “liberi” di uscire di casa dopo la quarantena a seguito di due tamponi risultati negativi al Covid-19. La nuova direttiva regionale di appena una settimana fa delega all’Usl la responsabilità di dare il via libera al paziente, ma i tempi, a volte sono lunghi. ma con l’arrivo di nuovo personale anche questo stato di incertezza dovrebbe terminare tra meno di una settimana. Fino a qualche giorno fa le cose erano diverse e le competenze si accavallavano tra Comune, medico di base e Usl «adesso con la direttiva regionale del 10 novembre- sostiene Luisa Valsenti dirigente del servizio di igiene e sanità pubblica dell’Usl2- le competenze sono molto chiare. E’ compito nostro avvisare la persona negativa al tampone oro-faringeo che può essere “libera”». E riprende: «Non sempre il paziente, però, è rintracciabile. Spesso cerchiamo la sua mail, altre volte, pensiamo all’invio di un telegramma o ad una raccomandata, ma passerebbero dei giorni. Così proviamo la via più breve, quella del tracciamento tramite il cellulare». Le persone da avvisare sono quelle che dopo due tamponi risultati negativi possono ritenersi guarite. Ma non tutti si trovano in questa situazione, dove tutto sommato è semplice da decidere, ci sono pure malati che pur essendo positivi dopo avere trascorso 21 giorni di stanziamento domiciliare possono ritenersi liberi, sempre comunque, dopo un’attenta valutazione da parte dei sanitari dell’Usl. «Questo perché- spiega la dottoressa Valsenti – la loro carica virale è talmente bassa da non poter contagiare nessuno». Si ha la sensazione, almeno sembra, che la materia su chi deve uscire di casa sia piuttosto macchinosa e poco chiara, ma è quella che viene applicata dalle aziende sanitaria dell’ Umbria. 
Intanto si attende, dopo l’accordo in Regione, che i medici di base effettuino i tamponi. Su questo, però, ci sono delle resistenze da parte dei medici di medicina generale che si trovano, a volte, nell’impossibilità di un ambulatorio non idoneo e una strumentazione carente, oltre che il rischio di venire contagiati. «Rischiamo nel corso dell’ambulatorio di non poter scrivere le ricette richieste per telefono proprio per la manca di tempo», sostengono i medici di famiglia che incontreranno tra i medici di famiglia la Asl per cominciare i test rapidi in ambulatorio.

 

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