Stefano Pettinari, il pompiere apprendista stregone va in pensione. E sfida il mondo sulla sua moto

Stefano Pettinari durante un viaggio in moto (foto profilo Facebook)
di Egle Priolo
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Mercoledì 2 Novembre 2022, 07:11

PERUGIA - Ha appeso il casco al chiodo la sera di Halloween, dopo averlo indossato per la prima volta nel 1991 e averlo indossato nelle centinaia di emergenze che si è trovato a vivere in 31 anni di servizio. Perché «il pompiere paura non ne ha» e «un giorno senza rischio è un giorno non vissuto». Lui è Stefano Pettinari, colonna del comando provinciale dei vigili del fuoco di Perugia. Lunedì sera ha svolto il suo ultimo turno di lavoro e, appena staccato, si racconta come al comando a momenti servivano i pompieri perché con le lacrime di Stefano e dei suoi colleghi «si rischiava l’alluvione». Battute a parte, Pettinari il giorno dopo già guarda al futuro. Perché l’altra parte di sé è quella dell’esploratore in moto, con viaggi che lo hanno portato a migliaia di chilometri da casa e con nuove sfide ora in cantiere.

Pettinari ha affidato a un lungo post su Facebook le emozioni da neo pensionato. «Mi sono definito, da sempre, “apprendista stregone” perché nel nostro lavoro, nonostante i corsi di formazione e l’esperienza fatta sul campo, non si finisce mai di imparare. Gli interventi, anche se sono della stessa tipologia, sono sempre diversi tra di loro. La cosa importante da fare, nell’arco della carriera, è cercare di trasmettere la propria esperienza ai più giovani, così come hanno fatto i vecchi con noi. Io ci ho provato e spero di esserci riuscito».

Dopo l’ingresso nei vigili del fuoco datato 1991, Pettinari nel 2008 diventa capo squadra «Milano come prima assegnazione, poi Foligno e Castello, nel 2018 capo reparto alla sede centrale di Perugia. La vita da pompiere finisce alla mezzanotte del 31 ottobre. Nonostante tutto quello a cui il lavoro mi ha sottoposto, oggi sarà il giorno più difficile. Sarà duro lasciare la seconda famiglia, le risate e le cagnare... Sarà duro prendere consapevolezza di dover riporre per sempre nell’armadio "la divisa più bella del mondo"».
«Sono certo che ogni volta che sentirò la nostra sirena (si riconosce!) gli occhi diventeranno lucidi e alla mente torneranno i ricordi dei tanti interventi fatti: terremoto Umbria e Marche, Abruzzo, Norcia e le varie micro/macro calamità».
E adesso ecco le prossime sfide sulle due ruote: «Cosa mi aspetta ora? Non lo so, ma sicuramente la mia amata moto si starà grattando la testa...». Specie se a breve dovrà condurlo fino in Algeria.

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