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Marco Sciarrini, Cittadini liberi: «Utilizzare gli strumenti delle aree vaste»

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Marco Sciarrini
Marco Sciarrini

Questo tempo di inattività e reclusione forzata invita tutti a riflessioni meno anguste, con lo sguardo necessariamente proiettato al futuro in una rinnovata propensione al bene comune. Si colloca in questo orizzonte ideale l’articolata e acuta riflessione di Luca Diotallevi (Il Messaggero 12 e 14 marzo) che si interroga sui nodi cruciali del futuro della città. Chi, come noi, si cimenta da qualche tempo su questi temi -attraverso uno strumento di incontro e confronto (La Fabbrica delle Idee)- ha il dovere di raccogliere gli spunti e contribuire ad alimentare il dibattito sui contenuti proposti. La nostra città, da troppo tempo, ha abbandonato il confronto pubblico sulla visione del futuro, colpevolmente concentrata nella gestione del potere che ne ha mortificato le potenzialità. Oggi si pone, finalmente, come fondamentale il “nodo geopolitico”, che potremmo tradurre in maniera provocatoria: in questi anni, Terni ha saputo valorizzare l’innegabile centralità determinata dalla sua particolare collocazione geografica? La risposta negativa è scontata e condivisa. Questo tema pregiudiziale emerge chiaramente in almeno tre punti.

1. La fine del regionalismo umbro- La Regione dell’Umbria, come realtà istituzionale, vive una lunga ed irreversibile fase di declino. Il modello del regionalismo originario (storicamente fondato), ha perso, nel tempo, ogni sua ragione d’essere. L’accentramento nella “città-Regione” e lo “splendido isolamento” dell’Umbria hanno condotto all’azzeramento della coesione territoriale. Per questi motivi, nel corso dell’ultima campagna per le regionali, abbiamo proposto l’abbandono della contesa sulla gestione del potere regionale a favore dell’apertura di una nuova fase costituente per riscrivere i connotati istituzionali dell’Umbria. “Umbria dei territori” ovvero “il rovesciamento della piramide”: definizione delle aree territoriali omogenee, conferenze territoriali per la progettazione, programmazione e legislazione regionale (e nuovi strumenti di partecipazione attiva); programmi di sviluppo delle aree interne; riorganizzazione a rete dei servizi; una nuova legge elettorale che garantisca il diritto di tribuna a tutte le aree territoriali omogenee. Una nuova architettura per l’Umbria dentro una naturale proiezione di aree vaste e macroregionale: la dimensione ottimale della prospettiva di sviluppo dell’Unione Europea.

2. L’area urbana complessa e integrata: il grande Comune della Conca ternana- Dato che sui temi del regionalismo umbro rischiamo di parlare alla luna, occorre provare anche su questa proposta a “rovesciare la piramide”. Diventa, pertanto, cruciale e urgente la proposta del Sindaco di Narni (tanto per non parlare di proposte di annessione!) di costituzione del “Grande Comune della Conca ternana”. Su questo punto Luca Diotallevi è stato chiaro: a. dimensioni idonee per programmare lo sviluppo nelle città di medie dimensioni: b. capacità di programmazione fuori dall’angusta dimensione amministrativa: per essere chiari le funzioni e i servizi possono e debbono essere integrati in base al criterio di efficacia (le alleanze strategiche per creare reti e corridoi); c. l’immediata realizzazione del “Grande Comune” utilizzando gli strumenti esistenti che regolano la governance delle aree vaste. Si tratta a questo punto di capire se a Perugia (Presidente Tesei) e Terni (Sindaco Latini) si continua a recitare l’antico adagio dei “governi dello stesso colore politico” oppure si intende lavorare sui connotati del nuovo regionalismo. Su questo punto, il centro destra ternano può legittimamente rivendicare la primazia politica nelle proposte delle giunte Ciaurro: ieri come oggi, il regionalismo (non più equilibrio tra le due province ma tra territori) e le modalità di confronto e rapporto con la Capitale.

3. I nodi dello sviluppo: il “caso Università” - L’imminente formale esaurimento, dopo 15 anni di vita non esaltante, dell’esperienza del Consorzio del Polo universitario ternano, certifica la fine di una fase della vita della città e dovrebbe aprire un confronto sul futuro incentrato, in particolare, sui temi dell’alta formazione, università e ricerca. Su questo punto occorre partire dalla testa (le esigenze del territorio e il sistema di relazioni accademiche) piuttosto che dalla coda (la localizzazione delle sedi). L’ingloriosa esperienza del progetto Università a Terni dovrebbe, innanzitutto, indurci ad alcune valutazioni preliminari che dovrebbero diventare “programma d’azione” delle classi dirigenti locali. Nella programmazione e insediamento di iniziative accademiche, la competizione crea opportunità e stimola la realizzazione di soluzioni innovative (anche in questo caso Narni docet). Per questa ragione occorre che i soggetti locali, che nel corso degli ultimi venti anni hanno contribuito, insieme ai fondi pubblici attivati dall’Università di Perugia all’onerosa, infruttuosa e fugace esperienza del polo ternano, definiscano rapidamente una nuova strategia condivisa. Non sarà facile prospettare un nuovo futuro per il polo ternano ma è indispensabile, per invertire la rotta del declino, che il “Grande Comune della Conca ternana” si doti di un’offerta articolata in grado di contribuire alla riqualificazione del tessuto economico e produttivo, garantendone qualità, competitività ed efficienza (leggi produttività) e a rilanciare, in chiave di attrazione extra territoriale, il profilo culturale della città.
Per questo vasto programma occorre che si metta rapidamente al lavoro una “nuova generazione di idee”.

Presidente Associazione Cittadini Liberi

 

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