Occident Express: il Teatro Stabile
scommette sulla nostra sensibilità

Giovedì 19 Ottobre 2017 di Michele Bellucci

Ha debuttato ieri sera al Teatro Morlacchi in prima assoluta nazionale la nuova produzione del Teatro Stabile dell'Umbria, Occident express. In scena Ottavia Piccolo e gli otto componenti dell'Orchestra Multietnica di Arezzo, per narrare una storia realmente accaduta che ha condotto l'anziana Haifa Ghemal e la sua giovanissima nipote dalle terre aride di Hulalyah, nel nord dell’Iraq, fino alla Svezia. Un viaggio di 5.000 chilometri durato oltre 4 mesi, capace di rappresentare la metafora di un'intera epoca, la nostra. Il testo scritto da Stefano Massini non si configura come il diario di una fuga, ma somiglia piuttosto ad un grande mosaico dell'umanità che varca i confini, non solo materiali ma anche e soprattutto sociali. Un tema difficile e (inevitabilmente) inflazionato, che viene affrontato evitando la spettacolarizzazione e la morbosità di osservare, dalle comode poltrone di un teatro, una realtà talmente dura da sembrare inverosimile. 

Per un'ora e trenta minuti Ottavia Piccolo tiene su di sé l'attenzione, a volte estraniandosi come succede a chi sta vivendo una sofferenza troppo grande anche solo da essere pensata, altre volte trasmettendo al pubblico lo stesso senso di terrore di chi è costretto a lasciare tutto senza sapere dove andare: «L'argomento potrebbe essere respingente - ha ammesso la Piccolo - però qui si parla di persone e non dei problemi legati all'immigrazione, persone che non sono "un numero di un problema" ma hanno una storia. Il testo di Massini contiene un grande pudore e soprattutto attenzione verso i sentimenti degli altri».

In Occident express il drammaturgo quarantaduenne Stefano Massini (scelto nuovamente dallo Stabile umbro dopo le messinscene di 7 Minuti e L'ora di ricevimento) trova il coraggio di osare. Non mettendo il dito nella piaga, come forse accade spesso quando si parla di emigrazione, bensì spingendo chi osserva la protagonista a viverne empaticamente la stessa trasformazione; Haifa non ha colpe e deve ripartire da zero dopo aver perso tutto, cercando di non annegare nell'oceano d'indifferenza che circonda una persona senza più punti d'appoggio. «Quello che raccontiamo è un viaggio di conoscenza - conferma Ottavia Piccolo - non solo di migrazione. Un viaggio che a volte facciamo anche noi, senza necessariamente dover percorrere 5000 km. Per questo abbiamo deciso di togliere qualsiasi riferimento etnico: la protagonista è una persona "casualmente" nata in Iraq, ma allo stesso modo sarebbe potuta venire dal nord Africa o dal sud America. E' un modo per andare oltre la pietosa catalogazione tra migranti economici e persone che scappano da una guerra».

In scena anche l'Orchestra Multietnica di Arezzo diretta da Enrico Fink, che propone dal vivo le musiche originali composte per lo spettacolo. I musicisti, così come le colorate sonorità che si accendono e scompaiono per tutta la durata di Occident Express, sono anch'essi grandi protagonisti. Del resto scegliere un linguaggio universale come appunto è la musica significa ancor di più attrarre lo spettatore dentro la storia. E sebbene il dolore resta presente, sommessamente, per tutto il corso dello spettacolo, alla fine quel che resta non è certo un senso di pesantezza ma la voglia di osservare il mondo con occhi diversi. "Non sprecate l'aria" ripete ossessivamente la protagonista prima che il sipario si chiuda. Un ammonimento che resta impresso a lungo.

Occident Express resterà a Perugia fino a lunedì 23 ottobre, poi andrà in scena a Todi mercoledì 25, a Città di Castello giovedì 26, a Spoleto venerdì 27 ottobre, a Narni sabato 28 e a Gubbio domenica 29 ottobre.

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