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Monteluce, piano di cinque anni per la rinascita. Dai soldi ai fornitori al gestore del fondo, cosa cambia

Uno scorcio del cantiere infinito di Monteluce
di Luca Benedetti
3 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 10:00

Monteluce, l’operazione è giusta. Il via libera alla rivoluzione per la salvezza verrà dato stamattina alle 11 con l’assemblea, in videoconferenza, dei partecipanti al fondo del Comparto. Ieri la giunta regionale ha deliberato (atto numero 685) su come stare a quel tavolo. Che è salvezza e rivoluzione. Che è uno dei dossier più scottanti che si è trovata sul tavolo la presidente Donatella Tesei. E che a leggere in filigrana la delibera, adesso non è più bollente. Anzi, ci sono nomi, cifre, passaggi che indicano il piano. Cinque anni per ridare dignità non solo a un comparto, ma a un quartiere slabbrato da un’operazione che è stata a un millimetro dal fallimento e che adesso, con il cambio di passo che oggi scrive l’ultima puntata, la giunta Tesei può appendersi al petto come una medaglia.
Innanzitutto. Visto che il fronte era rimasto aperto, l’intesa con i creditori c’è. Per quelli chirografari l’accordo c’è con il 99,5 per cento dell’importo e l’85 per cento dei soggetti interessati. Non solo i tedeschi di Aareal Bank Ag, ma c’è anche l’accordo di tutte le ditte appaltatrici. In più nascerà un fondo rischi che serve per gestire le posizioni dei piccoli creditori che non hanno accettato la proposta del Fondo o non hanno riposto alla chiamata dell’operazione con Ampre Srl in cabina di regia.
Il passaggio è strategico e innesca la rivoluzione che oggi verrà deliberata. Addio a Bnp Paribas Reim Sgr, il ramo d’azienda finirà in mano a Prelios, che in qualità di società di gestione del fondo “Back2bonis” (partecipato al 100 per cento da Ampre srl) apporterà la nuova finanza utile per raggiungere, entro il 30 giugno 2027, gli obiettivi del fondo. Quanto? Nei mesi scorsi si era ipotizzata un’operazione, tra finanza fresca e pagamento dei fornitori, che si aggirava intorno ai 15 milioni di euro. Si vedrà. Il fatto nuovo è che nella cessione del ramo d’azienda perfezionato a settembre, i soldi per pagare i creditori e per ricapitalizzare il fondo arrivano tutti insieme. Un fatto non da poco. Significa che una volta chiuse le partite pregresse, il Comparto potrà ripartire subito con l’orizzonte temporale dei cinque anni per raggiungere gli obiettivi di completamento dei lavori e la valorizzazione della Nuova Monteluce.
Ai fornitori, cioè alle imprese che hanno lavorato a Monteluce, riconosciuti sia il costruito che le opere di urbanizzazione fatte. Proprio quest’ultimo passaggio fa ipotizzare che ci possa essere uno sviluppo rispetto al piano originario sui 65mila metri quadrati della nuova Monteluce. Nuovi interventi di carattere residenziale. È un’ipotesi.
Prima della cessione del ramo d’azienda e l’ingresso del nuovo gestore nel fondo, ci sono anche altri passaggi chiave che il Cda di Pnb Paribas Reim Sgr ha deliberato il 16 giugno per arrivare all’intesa definitiva con Ampre srl. Dall’accordo di riscadenzamento e stralcio di tutti i fornitori, alla regolarizzazione debitoria nei confronti dell’Erario che sarà realizzata con ravvedimenti operosi, passando per la sottoscrizione dell’accordo di riscadenzamento e saldo e stralcio per gli enti finanziatori, cioè le banche.
Tra l’altro, nella delibera della giunta regionale presa ieri mattina, viene specificato come «La Sgr, al solo fine del buon esito del piano, ha rappresentato la propria disponibilità a rinunciare al proprio credito stralciato a titolo di commissioni di gestione maturate, al fine di soddisfare le richieste dei creditori subordinatamente all’accettazione del Piano sostanzialmente da parte di tutti i creditori e all’asseverazione dello stesso». Insomma, chi esce gioca la partita senza alzare barricate

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