Daniele Silvestri: «Un concerto per
ripartire, farlo a Norcia ha ancora
più senso». Oggi il live in alta quota

Giovedì 13 Agosto 2020 di Michele Bellucci
PERUGIA - È in programma per oggi pomeriggio, giovedì, il concerto del cantautore romano Daniele Silvestri che, accompagnato dalla sua band, si esibirà a oltre 1.000 metri sul livello del mare nello scenario mozzafiato del Monte Sella a Cortigno, poco distante da Norcia (inizio alle 16.00). Un concerto tra i più attesi dell’edizione 2020 di Suoni Controvento, festival itinerante promosso dall’Associazione Umbra della Canzone e della Musica d’Autore. La manifestazione, nata per proporre concerti ed eventi letterari in luoghi incontaminati nell’area del Monte Cucco, in questa estate post-covid ha avuto una marcia in più rispetto a tanti altri Festival; rispettare il distanziamento è meno complesso e la disponibilità di spazi dalla capienza pressoché illimitata ha giocato il suo ruolo. Così il coraggio e la perseveranza degli organizzatori sta venendo ripagata dal pubblico, che ha accolto con entusiasmo l’invito agli eventi proposti finora in varie location sparse per l’Umbria.

Daniele Silvestri, il tour “La cosa giusta” vuol essere un segnale di speranza. Che significato ha esibirsi in un luogo come Norcia?
So di parlare a un pubblico che sa meglio di me cosa significa ripartire. Avere a che fare con un cambiamento radicale e ingiusto, come un terremoto, cambiare tutto della propria vita e andare avanti. Ha ancora più senso fare in un luogo come questo un concerto che vive di emozioni e di speranze.

A partire dalla speranza di poter realizzare questo tour?
Sì, fino a pochi mesi fa era veramente difficile poter mettere in piedi un tour. Non abbiamo mai pensato di farlo a qualsiasi costo quindi le incertezze sono rimaste fino all’ultimo, però quando si è capito che sarebbe stato possibile è nata una speranza, poi divenuta una certezza che ci riempie d’orgoglio. Ora che abbiamo fatto un po’ di date “La cosa giusta” si è rivelato esserlo davvero. Le persone che sono venute mi dicono che assistere al nostro spettacolo regala una boccata di speranza, di ottimismo, dà un segnale di ripartenza. Sebbene condividere un concerto possa sembrare effimero… siamo fatti anche di questo e ne abbiamo bisogno.

Che immagine le ispira Suoni Controvento?
Se penso proprio all’immagine letterale di suonare controvento penso a qualcosa di molto frustrante! Il vento si porta via anche le parole che dici e la musica. Ovviamente il senso qui è un altro e mi piace: penso alla voglia di proporre qualcosa che va in una direzione non scontata, che sappia bucare e passare attraverso le difficoltà. Anche noi stiamo riusciendo a fare il nostro mestiere un po’ controvento. Proprio per questo, quando riesci a restare in piedi nonostante le difficoltà, hai la sensazione di realizzare qualcosa che ha un valore maggiore.

Lei e la montagna che rapporto avete?
La amo e i miei ricordi legati ad essa sono tra i più forti, anche se l’ho vissuta meno di quanto avrei voluto. C’è qualcosa di assoluto, soprattutto nell’alta montagna, che rappresenta un bisogno che fa parte dell’essere umano, un bisogno dell’anima e dello spirito. Il modo in cui si percepisce se stessi in montagna è diverso e credo che vada vissuto ogni tanto. In questa occasione sul Monte Sella staremo poco, ma sarà un tempo intenso e di condivisione. Più di ogni altro luogo apprezzo il modo di stare soli, cosa che in generale mi piace, su una montagna fa bene; in mezzo al mare sei nel nulla, su una montagna sei nel tutto. Tra l’altro in questi ultimi dieci anni c’è una montagna che è entrata a far parte della mia vita…

Ovvero?
Il giorno dopo il concerto di Norcia con mia moglie raggiungeremo in Lunigiana i miei suoceri e il nostro bambino che è già lì. È una boccata d’ossigeno passare un po’ di giorni a quelle altezze e in quei boschi.

Cosa pensa di eventi con musica in mezzo alla natura?
Manifestazioni che portano la gente in luoghi incontaminati e in grandi spazi per ascoltare concerti hanno rappresentato una piccola certezza che ci ha aiutati molto a credere possibile fare un tour in questo momento storico. C’è qualcosa di magico in quello che succede in luoghi simili, con silenzi altrove impensabili che ospitano i nostri suoni e i nostri respiri.

Questa situazione che si è creata pensa che possa aiutarci a diventare migliori?
Sono sempre fiducioso e ottimista un po’ per predisposizione, però sarei ipocrita se dicessi che penso che davvero ora siamo come “dopo una guerra”. Durante il periodo del lockdown tutti abbiamo pensato a quel che succedeva durante una vera guerra, ma è vero che il periodo sia stato relativamente breve e, nonostante le tante paure che ancora viviamo e l’incubo che possa tornare, ci sono differenze enormi. Si è creata una demarcazione netta nelle nostre vite e coscienze tra il prima e il dopo covid.

Stiamo già vivendo un “dopo”?
No, questo rappresenta più che altro un “durante”, che ha il sapore di un dopo perché ci stiamo riappropriando di alcune libertà che davamo per scontate a abbiamo perso all’improvviso. Non voglio fare il buonista, ma penso che tutti siamo stati costretti a ridare una proporzione giusta alle cose e questo ha un valore positivo. Come esseri umani abbiamo una grande capacità di adattarci ma anche di dimenticare, quindi sarei ipocrita se non dicessi che potremmo anche mostrarci peggiori di prima. Però l’occasione c’è e spero che riusciremo a sfruttarla. Nel nostro piccolo stiamo facendo il nostro lavoro con un rispetto, una gratitudine e una voglia che forse prima erano meno forti, penso che questo si possa verificare in molti altri settori. Non si può non essere preoccupati per quel che succederà ma, ad esempio, quei pochi mesi in cui l’essere umano si è dovuto fermare e ha smesso di inquinare e sporcare ci hanno mostrato quali benefici possano derivarne.

“Dovevi essere più onesta” canta nella canzone che dà il titolo al tour. Cosa rappresenta secondo lei l’onestà?
Per quanto mi riguarda è il valore più importante di tutti. Questo non vuol dire che io sia la persona più onesta del mondo, è comunque uno sforzo esserlo singolarmente. Ma in una dimensione collettiva, un popolo o una società che puntino a migliorarsi devono basarsi sull’onestà. Ovviamente rispetto delle regole non perché imposte ma perché ci si crede, è il modo che dobbiamo perseguire perché tutti possano vivere meglio. Nell’ultimo ventennio quel valore è stato decisamente sacrificato e sostituito dal suo opposto. Ci hanno insegnato per un sacco di tempo che la furbizia paga più dell’onestà: quello è l’insegnamento più sbagliato con il quale si possa crescere, a maggior ragione in un periodo come questo. Ripartire significa anche potersi affidare agli altri, dargli fiducia, ovviamente meritandosela mostrando a propria volta rispetto e onestà. © RIPRODUZIONE RISERVATA