De Rebotti: «Voglio rigenerare il Pd da segretario, guai a quelli che puntano solo a prenderselo»

Sabato 26 Settembre 2020 di Federico Fabrizi
Francesco de Rebotti

PERUGIA - Francesco de Rebotti, sindaco di Narni, presidente Anci, nelle peggiori burrasche del Pd ha spesso vestito i panni del pacificatore dietro le quinte, ora sceglie di fare il passo avanti. De Rebotti, coraggio: si candida a segretario regionale del Pd perché...
«Perché voglio rappresentare il punto di vista di chi crede che questo partito debba necessariamente tornare ad essere una comunità politica utile alla nostra regione».
Oggi non lo è?
«Questa comunità ha smesso di esistere, ed è evidente come fosse in crisi già prima di sanitopoli».
Bello schiaffo, sindaco.
«Abbiamo cessato di essere una forza propulsiva, d’innovazione. Come chi viene preso da un senso di appagamento. Il governo del centrosinistra in Umbria ha ottenuto risultati importanti, penso alla sanità ad esempio, ma abbiamo finito per essere percepiti come elemento di conservazione rispetto alle sfide grandi e piccole che avevamo davanti e abbiamo dato l’impressione di occuparci più di noi stessi e dei nostri destini personali più che della nostra regione».
Era il partito in cui le battaglie si facevano solo all’interno per essere candidati, poi la vittoria era sicura.
«E’ vero. Ma quando ci si concentra su se stessi non si dà prospettiva a chi ti guarda e si perde il consenso dei cittadini».
Insomma, l’ultimo anno è stata solo la fine di qualcosa iniziato molto prima.
«Le elezioni di Perugia del 2014 sono state il primo vero segnale. Poi abbiamo perso tantissime elezioni comunali, nel 2018 siamo stati sconfitti in tutti i collegi uninominali... e l’ultimo atto sono state le regionali».
A voler essere cinici, de Rebotti, forse al Pd erano necessarie un po’ di sconfitte per tornare con i piedi per terra.
«Quando si perde ci sono due strade: ci si può chiudere in se stessi, oppure con coraggio e generosità ci si rigenera seguendo elementi di novità».
Quale strada sceglie il Pd?
«Questo congresso può essere un’occasione determinante, scongiuriamo il rischio che diventi un appuntamento non all’altezza delle aspettative».
C’è questo pericolo?
«Lo avevo detto anche la scorsa estate: vedevo una traiettoria di finto “unanimismo” intorno a un modello di partito fortemente personalizzato... con le intenzioni da parte di qualcuno di prendersi il Pd, piuttosto che rigenerarlo».
Prendersi cosa? A dirla tutta non è rimasto un granché.
«Prendersi una responsabilità non in grado di esercitare il giusto approccio, che deve essere plurale ed inclusivo, ma al contrario sulla linea di pensiero che meno siamo e meglio è».
Messa così rischia di finire proprio male.
«Fortunatamente la traiettoria è cambiata: c’è una pluralità di candidature in campo, è un fatto positivo. Io cercherò di rappresentare lo spirito originario del Pd: che non sia solo un congresso di tessere ma per tessere».
Bello slogan.
«Non è uno slogan: è l’idea di imbastire una nuova visione dell’Umbria in grado di tenere insieme una comunità plurale dal punto di vista culturale e territoriale».
A proposito di comunità del Pd, come sono i rapporti oggi?
«Uno dei danni di quel che ho
descritto prima è stata la rottura di molti rapporti personali. I rapporti vanno coltivati con cura e con la volontà di costruire... da segretario regionale voglio allestire un gruppo dirigente fatto di esperienze diverse, che condivida responsabilità e lavoro in modo orizzontale, con l’obiettivo di includere e mai cancellare chi non è d’accordo».
Includere già, ma stavolta niente primarie: votano solo gli iscritti.
«Legittimo che votino solo gli iscritti in questo momento, però l’ambizione deve essere rendere protagonista una platea più ampia, per concentrarci davvero sul futuro dell’Umbria... guai a fare un congresso che non interessi l’Umbria».
Come si fa?
«Bisogna metterci i contenuti. Il Pd deve avere una visione, progetti e coraggio nel fare quanto non è stato fatto negli ultimi anni, deve essere ad esempio soggetto attivo rispetto al Recovery Fund nel confronto con il governo per gli interessi dell’Umbria, incalzando la giunta regionale... questo centrodestra non si sta dimostrando all’altezza del ruolo che la storia gli ha riservato».
Un po’ di geografia, de Rebotti, probabilmente sarà l’unico candidato della provincia di Terni.
«Un segretario del nostro territorio può essere elemento di grande novità, una scelta che contiene un messaggio: la dimensione territoriale, con le sue peculiarità e in una sana integrazione, può essere un valore davvero significativo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA