Croce (La Sapienza): «Rilancio post pandemia, il Recovery ternano manca della visione del futuro»

Venerdì 2 Aprile 2021 di Giuseppe Croce
Croce (La Sapienza): «Rilancio post pandemia, il Recovery ternano manca della visione del futuro»

Dopo un anno di sofferenze, che hanno imposto all’Europa di assumere orientamenti e iniziative radicalmente nuovi e che hanno stravolto lo scenario politico nazionale, è venuto il momento di chiedersi se la politica locale, dal sindaco Latini a tutto il Consiglio comunale, siano in grado di leggere il momento storico unico nel quale anche Terni, e Terni forse più di altre realtà, si trova oggi. Hanno capito il lungo declino da cui veniamo e le opportunità di questo momento? Siamo in un passaggio, uno di quei passaggi nei quali più fattori convergono, e aumentano la necessità e al tempo stesso le possibilità di tentare ciò che fino a poco tempo fa appariva quasi impossibile.

Siamo ad un bivio anche per Terni, da una parte la possibilità di tentare davvero di avviare una nuova crescita, dall’altra la definitiva collocazione al rango di periferia. C’è da ricostruire la città dopo le macerie del Covid e del lungo declino. Avremo i fondi straordinari e un contesto politico europeo e nazionale del tutto eccezionale e favorevole. Anche il Vescovo ha evocato la necessità di un piano Next Generation per la Conca.

E non mancano le buone idee. Idee e una visione le ha messe a disposizione il lavoro generoso e competente di alcune decine di persone che hanno lanciato l’”Agenda 51” per Terni, ma anche altri hanno idee o stanno avviando iniziative e vorrebbero provare a condividerle. Oggi, e forse solo per un breve istante, la storia ha ridistribuito le carte e ha messo in mano alla politica degli assi. Ma i giocatori l’hanno capito? E hanno intenzione di giocarseli? Abbiamo appreso che il consiglio comunale adotterà un atto di indirizzo unitario per chiedere il rilancio (l’ennesimo) dell’area di crisi complessa. Oggi dopo il Covid è questo il massimo che riescono a inventare? Ma dal 2014 a oggi cosa ha prodotto l’area di crisi complessa? Un po’ di cassa integrazione e qualche sussidio per poche fortunate imprese. E’ così che si rende attrattivo il territorio? Dalla guerra dei sussidi tra territori si ottengono solo risultati incerti e effimeri.

I progetti del Pnrr presentato dal Comune sembrano tante pezze su un vestito lacero. In larga parte è un collage di operazioni di manutenzioni straordinarie o la ripetizione di tentativi già falliti in passato, come il polo audiovisivo e multimediale o il polo tecnologico per la formazione, l’università e la ricerca. Perché dovrebbero avere successo oggi? Cosa c’è di nuovo? Spenderemo nuovi fondi su vecchi progetti?

Il sindaco Latini ha respinto l’offerta del sindaco di Narni di condividere progetti tra Comuni della Conca in quei casi in cui l’unione vale molto più della semplice somma delle parti. Quindi vedremo ogni singolo Comune presentarsi in fila alla Regione con progetti strettamente interni ai propri confini, per chiedere l’elemosina di un finanziamento. Mancanza di lettura del momento storico dicevamo, ma anche mancanza di visione.

E la partita, forse la più importante di tutte, della sanità territoriale, dell’azienda sanitaria locale e dell’ospedale? Perché non se ne parla nel piano del Comune quando invece è uno dei temi-chiave dei finanziamenti europei? Si demanda ogni decisione alle stanze della Regione? Non sarebbe, invece, il caso di partire proprio da qui per dare corpo a quella rete di città che sola può rappresentare gli interessi e le ambizioni di questa parte dell’Umbria, riprendendo l’apertura di De Rebotti?

Nel frattempo, in una città debole e incapace di darsi prospettive, l’attivismo e gli interessi legittimi anche di un solo imprenditore riescono facilmente a catturare attenzione e consensi e riempiono i vuoti, ma rischiano di condizionare le scelte e le partite aperte, e di ipotecare il futuro della città. Collegamenti ferroviari: anziché puntare ogni energia al completamento del raddoppio della Orte-Falconara e alla sua promozione a asse dell’Alta Velocità di Rete, si fanno battaglie più o meno finte per una fermata di un treno di Alta Velocità a Orte. Ecco, questo significa aver scelto già di essere periferia. Abbiamo il bazooka ma continuano a perder tempo con le pistole a acqua, ci sarebbe un forte ricostituente per rimettere in piedi la città ma sanno usare solo la tachipirina. No, non sembra che questa politica locale abbia capito il momento storico nel quale ci troviamo oggi. 
Professore di Economia

La Sapienza Università Roma

© RIPRODUZIONE RISERVATA