Stazione spaziale, la falla nella navicella causata da un trapano e non da un micrometeorite. Roscosmos: «Sabotaggio»

Martedì 4 Settembre 2018
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La falla, il piccolo foro, insomma, nella navicella russa Soyuz Ms-09 attraccata alla stazione spaziale internazionale non è stata causata da un micrometeorite ma da uno sbadato tecnico che ha sbagliato la mira mentre maneggiava un trapano nella fase di allestimento del "taxi" che porta su e giù gli astronauti dalla Terra alla Iss. Il mistero non quindi è spaziale ma assai terreno, ma è chiaro che adesso l'agenzia spaziale russa Roscomos deve gestire una situazione ben poco lusinghiera al punto che il direttore Rogozin ha persino tuonato contro un possibile sabotaggio in orbita.

Un'ipotesi più ridicola che fantascientifica. Un passo indietro: nei giorni scorsi è emerso che nella navicella si registrava un calo di pressione per una piccola falla su una parete interna della Soyuz: pochi millimetri di diametro, ma potenzialmente assai pericoloso. Si è persino parlato di un diverbio fra Nasa e Roscosmos su come dovesse essere affrontata la questione, ma era evidente che sarebbero stati i russi ad occuparsene visto che ci si trovava su una loro navicella. Un po' di mastice speciale e tutto si è risolto.


(fonte Nasa)

Adesso invece è venuto fuori, fonti agenzie moscovite Ria Novosti, che la falla era stata in realtà causata da un tecnico pasticcione ed anche avventato che è già stato identificato, anche perché ogni elemento dell'astronave e il suo assemblaggio viene tracciato: invece di avvisare gli ingegneri il tecnico ha tappato la falla con colla e tessuto, mettendo così a rischio, almeno in parte, l'incolumità dei passeggeri della Soyuz. La "toppa", stressata dalle condizioni in orbita, è poi venuta via dando origine alla perdita di pressione subito riparata anche se magari un controllo accurato del mezzo prima del lancio avrebbe potuto portare alla scoperta del pericoloso rammendo.  

Così ora Roscosmos e la società di costruzione Energija devono giustificare il caso intanto davanti alla Nasa e alle altre agenzie spaziali (Esa e Asi comprese) che collaborano per la complessa gestione dell'Iss. Un sabotaggio terreno risulta difficile ma possibile, anche se individuare il movente costituirebbe un bel rebus a meno di non ricorrere alla follia. Una sabotaggio in orbita, invece, non ha alcun fondamento intanto perché ogni istante della vita dell'Iss e sull'Iss è monitorato da centinaia di telecamere eppoi bisognerebbe immaginare un cosmonauta (russo, quindi, perché gli americani e gli altri astronauti non vanno a passeggio nelle Soyuz, tantomeno provvisti di trapani) aspirante suicida che manomette la navicella che lo deve riportare sulla Terra.

Va anche ricordato che la tecnologia delle navicelle Soyuz risale in gran parte ormai a 50 anni fa, consegnata alla strategia tutta sovietica, prima, e poi russa, della massima semplicità con soluzioni che in Occidente possono sembrare del tutto obsolete.

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Ma dalla dismissione del programma Shuttle della Nasa nel 2011 non esistono per ora altri mezzi per portare in orbita gli astronauti anche se già nei prossimi mesi gli Stati Uniti torneranno finalmente in pista per il trasporto umano nello spazio.

 

Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 20:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA