La giornata mondiale della Terra/ Berta De Pablos-Barbier: «Così Moët & Chandon rigenera i terreni dei vitigni»

La giornata mondiale della Terra/ Berta De Pablos-Barbier: «Così Moët & Chandon rigenera i terreni dei vitigni»
di Valeria Arnaldi
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Mercoledì 20 Aprile 2022, 12:57 - Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 09:03

Corridoi “green” per tutelare flora e fauna. Attività agroecologiche per la rigenerazione dei terreni.

Interventi per promuovere la biodiversità. Storia – alla ricerca dell’antica “armonia” con l’ambiente – e tecnologia sono i pilastri del progetto “Natura Nostra”, avviato da Moët & Chandon con l’intento di favorire la transizione ecologica alla ricerca di un equilibrio “eco” in grado di contrastare il cambiamento climatico. Abbiamo incontrato Berta de Pablos-Barbier, presidente e ceo di Maison Moët & Chandon, per farci raccontare filosofia e fasi del progetto, tra passato e ricerca.

La Maison, oltre cento anni fa, nella regione dello Champagne, ha combattuto contro la fillossera, oggi su cosa concentra la ricerca?

«La qualità dei nostri prodotti dipende fortemente da natura e clima, dobbiamo trovare modi innovativi per mantenere il savoir-faire aprendo la strada a un futuro più sostenibile, per mantenere la qualità dei prodotti, preservando l’ecosistema. La sostenibilità sarà la forza trainante dell’innovazione».

Cos’è “Natura Nostra”?

«Un programma agroecologico su larga scala che mira a stabilire un equilibrio “eco”, ripensando gli interventi umani».

Il primo passo?

«A Fort Chabrol, la nostra tenuta storica, lo scorso novembre, i dipendenti si sono uniti per piantare 1.743 alberi, creando corridoi verdi per mantenere o ripristinare una rete tra diversi ecosistemi. Il primo impegno sarà realizzare cento chilometri di corridoi ecologici in cinque anni».

E per la rigenerazione dei terreni?

«Porteremo avanti iniziative come l’eco-pascolo nei vigneti in forte pendenza, lo sfalcio differenziato negli argini, il riposo dei terreni a maggese, la copertura vegetale nei vigneti, la supervisione di un giardino d’inverno per la biodiversità dei vitigni e lo sviluppo degli alveari, che sono già più di settanta, nelle tenute. Ciò contribuirà alla conservazione della biodiversità locale. E dal 2023, l’obiettivo sarà coinvolgere il maggior numero possibile di partner».

La tutela del patrimonio naturale non può non interessare anche produzione e trasporto. Cosa si può fare in tal senso?

«Nel 2010 la regione dello Champagne ha alleggerito il peso di ogni bottiglia del 7 per cento, con una riduzione delle emissioni di 8mila tonnellate di C02 all’anno, che equivale a togliere dalla strada quattromila veicoli. L’ambizione, grazie a un vasto piano di decarbonizzazione, è ridurre la propria impronta del 50 per cento entro il 2030 rispetto al 2019. E usiamo i mezzi di trasporto più rispettosi dell’ambiente, come vie navigabili interne marittime e ferrovie».

Una donna leader in un settore tradizionalmente maschile. La domanda è inevitabile: esiste un progetto per l’uguaglianza di genere?

«Nel 2021 il Gruppo ha ottenuto un punteggio di Gender Equality Index di 92/100. E l’Indice è usato per valutare le disuguaglianze retributive tra generi. La Maison crede fermamente nell’uguaglianza di genere e le donne sono in ogni fase chiave della filiera di produzione dello champagne».

Un esempio concreto?

«Nel dipartimento Ricerca e Sviluppo tutti i dirigenti sono donne».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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