Rugby Italia è donna: da Manuela e Clara oggi tornano il Sei Nazioni e il Top 10. Perché le azzurre vincono più dei maschi

Manuela Furlan e Clara Munarini (foto Cfp)
di Paolo Ricci Bitti
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Sabato 10 Aprile 2021, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 10:10

Rugby Italia Sei Nazioni Six Nations Top 10

«Inglesi fortissime e imbattibili? Loro beate professioniste e noi sempre a barcamenarci tra sport e lavoro o studio? Ok, non importa: siamo sempre arci-fiere di indossare la maglia azzurra. E che l’Inghilterra se la venga a guadagnare ‘sta vittoria». 


Benedette ragazze del rugby, da quelle della nazionale, che oggi a Parma ripartono nel Sei nazioni (diretta Eurosport2 dalle 15) contro le solite fuoricategoria, all’arbitro Clara Munarini, 31 anni, di Parma, che sempre oggi alle 16 debutta nel Top 10 maschile (la massima serie, quella che dà lo scudetto) come non era mai accaduto a un’italiana. Piccolo risarcimento alla tenace emiliana che sabato scorso, per colpa del Covid, non ha potuto scrivere una pagina ben più importante nella storia dell’italico rugby: era stata designata per Inghilterra-Scozia del Sei Nazioni, un ruolo finora negato agli arbitri nostrani.

Del resto nel programma odierno sbucano in altri match anche la campana Maria Giovanna Pacifico (guardalinee in Galles-Irlanda) e, nel Top 10, Maria Beatrice Benvenuti, romana, il più giovane arbitro internazionale di sempre al mondo, e Beatrice Smussi, bresciana: a loro due il ruolo di “quarto uomo”, in attesa che il vocabolario sportivo si adegui a queste novità. Benedette ragazze, ma anche benedette bambine del minirugby, oltre 10mila, un piccolo-grande esercito in costante crescita che placca e si tuffa in meta grazie alla devozione di pioniere-missionarie come Maria Cristina Tonna, di Frascati, capace di abbattere con un sorriso tutti i pregiudizi e di colmare per le famiglie quel “buco” lasciato dalla scarsa pratica dello sport nelle scuole, quel "buco" che sempre ci penalizzerà non solo sui campi di gioco rispetto innanzitutto ai paesi dell'ex impero britannico "su cui non tramontava mai il sole".

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Già, Maria Cristina, in campo giusto 30 anni fa nella prima Coppa del mondo che la Federazione internazionale all’epoca non volle neppure considerare. Ma le ragazze inglesi decisero che si doveva fare e così invitarono al di là della Manica 11 nazionali, compresa quella italiana, nata giusto 6 anni prima a Riccione, e anche quella dell’Unione Sovietica, poi sparita insieme all’acronimo CCCP.

Il 1991 segna insomma la nascita ufficiale del rugby femminile nel mondo, giocato fra nazionali appena dal 1982. Trent’anni fa le azzurre con la Tonna arrivarono settime, un luccicante exploit, e settima è anche nell’attuale ranking mondiale la nazionale dell’eterno ct Andrea Di Giandomenico, aquilano, che due Sei Nazioni fa è arrivata seconda battendo anche la Francia, pure assemblata con giocatrici pro’, mentre invece la capitana Manuela Furlan, razza Piave, continua ad alternare la maglia azzurra e la tuta blu da “pilota” di “muletto”.

«Certo che mi piacerebbe essere professionista del rugby come le inglesi - dice l’ala-magazziniere - ma bisogna che ci si arrivi con tutto il movimento, che si allarghi la base delle praticanti, che si riescano ad attrarre sponsor e capitali: continuiamo allora ad impegnarci su questi fronti».

Capito la capitana? Guida una squadra sempre all’arrembaggio, settima al mondo e seconda nel Sei Nazioni, affiancata pure da ragazze al vertice della categoria arbitrale come la Munarini: quote e ruoli vertiginosi e irraggiungibili per i maschi che si arrabattano fra il 15° posto al mondo e il sesto - vabbeh, l’ultimo - nel Sei Nazioni. È la dimostrazione che, se si parte più o meno tutti nello stesso periodo storico, come è accaduto al rugby femminile, l’Italia merita graduatorie più lusinghiere rispetto a quelle cristallizzate fra i maschi, con una manciata di paesi che gioca e domina dalla seconda metà dell’Ottocento e che non è ancora del tutto convinta di voler dividere la torta con gli ultimi arrivati.

IL CT SMITH TRABALLA
Intanto a Roma è in corso da ieri il consiglio federale con il neopresidente Marzio Innocenti: traballa il ct sudafricano Franco Smith che potrebbe essere sostituito almeno ad interim dal neozelandese Kieran Crowley, in uscita dal Benetton Treviso, magari in attesa di un tecnico francese.

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