Rugby, prima storica vittoria sulla Nuova Zelanda: le azzurre universitarie battono le Black Ferns

Rugby, prima storica vittoria sulla Nuova Zelanda: le azzurre universitarie battono le Black Ferns
di Paolo Ricci Bitti
6 Minuti di Lettura
Domenica 10 Luglio 2016, 01:47 - Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 09:24

Dev’essere senz’altro colpa del delirio di falsa onniscienza che deriva dall’utilizzo ottuso della Rete Web al posto di meno agevoli frequentazioni di posti e persone nonché della lettura di libri e riviste. Altrimenti non si spiegano, pur in un contesto culturale faticosamente ma finalmente in crescita, le critiche e gli storcimenti di naso che qua e là sono emersi verso chi celebra con motivato orgoglio la prima vittoria di una rappresentativa azzurra contro una nazionale neozelandese.

STORICO TRAGUARDO
Lo storico traguardo è stato tagliato dalla nazionale universitaria a sette impegnata nei mondiali, settima edizione, a Swansea, in Galles. Le ragazze di Marco De Rossi hanno battuto 14-7 le studentesse Black Ferns e, sì, non era mai accaduto che una selezione azzurra (maschi o femmine) mettesse sotto una selezione tutta nera. Si possono elencare mille distinguo per tentare – inutilmente - di sminuire questo successo di cui è comunque giusto fornirne le coordinate, ma forse è meglio guardare prima il match (lo trovate sotto) dopo aver ricordato i nomi delle azzurre protagoniste dell’impresa che le ammanta di gloria.

I NOMI
In piedi, ecco a voi: Giulia Barbieri (Colorno), Lucia Cammarano (Monza), Giada Franco (Benevento), Livia Guariglia (Valsugana), Carlotta Guerreschi (Monferrato), Isabella Locatelli (Monza), Maria Magatti (Monza), Beatrice Rigoni (Valsugana), Claudia Salvadego (Valsugana), Michela Sillari (Colorno), Sofia Stefan (Rennes, Francia), Sara Tounesi (Cremona) E, per essere precisi come merita lo storico risultato, sul prato di Sketty Lane hanno segnato una meta a testa Maria Magatti al 3’ e Sofia Stefan al 7’, trasformazioni droppate da Beatrice Rigoni. Tutto insomma nel primo tempo e dopo che la Nuova Zelanda era passata in vantaggio già al primo minuto. Sofia Stefan, stremata, nel dopopartita ha detto: “Dopo due ko (Gran Bretagna e Giappone, ndr) volevamo assolutamente vincere il match. Per battere la Nuova Zelanda abbiamo lasciato il cuore sul campo, ma ne è valsa la pena”. Vero, verissimo. Le azzurre hanno battagliato come leonesse per recuperare lo svantaggio e poi per difendere i sette punti di vantaggio: il pari è stato raggiunto con una lunga volata della Magatti sulla sinistra dopo aver rotto un placcaggio, mentre il sorpasso con la meta della Stefan è nato subito prima prima del the con una mischia rubata a centrocampo e l’azione che ha coperto in largo e in lungo tutto il territorio neozelandese.



RIPRESA IN TRINCEA 
Poi però le Black Ferns hanno attaccato dall’inizio alla fine della ripresa: ci hanno messo prima di tutto una muscolarità tutta neozelandese sfruttando anche una netta supremazia fisica. Almeno un paio di ragazze in nero sovrastavano di una spanna le azzurre più alte. Ma nonostante le cariche a più ondate non sono mai passate perché le italiane hanno placcato con una magnifica ferocia: già nel primo tempo un recupero prodigioso aveva permesso di spingere in touche una neozelandese a pochi passi dalla meta azzurra. Nella ripresa i salvataggi da grande rugby sono stati due: il primo della numero 11 azzurra (e mi scuso di non averne compreso il nome) che ha rincorso una rivale costringendola all’in avanti proprio sulla linea di meta. Una “tigna”, in quel lungo inseguimento, che andrebbe mostrata nelle accademie. Un altro esempio di determinazione e di tecnica nel finale, quando la 9 azzurra ha impedito di fare il “toccato” a una ben più pesante neozelandese bloccando la sua corsa verso il centro dei pali e tenendola sollevata in area di meta. Un capolavoro di forza e astuzia.

IL TABELLONE
Subito dopo il fischio finale, mentre le azzurre si abbracciavano, una voce italiana ha detto: “Fotografa il tabellone” ed ha detto bene perché perché quel 14-7 deve restare per sempre fissato nella memoria del rugby italico. E ora qualche coordinata: le azzurre sono arrivate seste (4 ko e due vittorie) su 10 partecipanti ai mondiali universitari vinti dalla Francia in finale con il Canada. Le neozelandesi sono giunte none, penultime, davanti solo all’Australia. Ecco, dicono gli snob, queste studentesse Black Ferns valevano davvero poco, erano di quarta scelta. E poi – dicono ancora alcuni soloni – questo storico successo azzurro è giunto al termine di un match dai contenuti tecnici modesti.

Considerazioni, a mio parere, risibili: si trattava di mondiali universitari e il livello del gioco va quindi tarato sull’evento senza dimenticare comunque che nei paesi anglosassoni il rugby è lo sport scolastico per tradizione (e anche per la sua stessa origine). E se a volte nel match di Swansea può essere mancata - ma mica tanto - la tecnica, non è invece mai venuta meno - anzi - la determinazione, che nel rugby qualcosa conta. E poi perché neozelandesi di quarta scelta? Prego, dimostrate che laggiù ci sono tre selezioni universitarie migliori di questa. Fra l’altro delle 12 azzurre a Swansea solo 5 hanno esperienze con la nazionale maggiore e soltanto 2 (Sillari e Stefan) possono vantare almeno tre stagioni in azzurro.

DNA
Ma poi, in realtà, quando si gioca contro una nazionale neozelandese di qualsiasi categoria, a che cosa serve compitare distinguo. Oh, parliamo di neozelandesi, ragazze cresciute nel paese del rugby per antonomasia, non vale nemmeno la pena ricordarlo. Ragazze che hanno il rugby nel dna. E così i loro genitori, i loro nonni e bisnonni. Invece i papà e le mamme delle azzurre nemmeno potevano sognare, ad esempio, l’Italia nel Sei Nazioni.

I FERROVIERI FRANCESI
Neozelandesi di quarta serie? Ricordo una gelida sera di 37 anni fa (poco più di una generazione) al Battaglini di Rovigo: gli azzurri di Villepreux, con Bettarello in campo, le presero dagli Cheminots de France, la squadra dei ferrovieri transalpini. Non era naturalmente un test match, ma quella deragliata selezione azzurra era in pratica la nazionale. E che festa nel 1983: c’era la neve, sempre al Battaglini, ma ci scaldò l’anima il primo risultato non negativo (insomma, un pareggio, 6-6) degli azzurri contro gli arcirivali francesi in versione A1, ovvero le riserve della squadra del 5 Nazioni. Le riserve.

E allora, soprattutto in una realtà recente come il rugby femminile, vale un Perù la vittoria delle azzurre del seven contro la Nuova Zelanda ai mondiali universitari. Ancora complimenti e grazie per averci insegnato come si batte la Nuova Zelanda.

I RISULTATI
Gran Bretagna-Italia 12-0; Giappone-Italia 19-5; Italia-Nuova Zelanda14-7; Francia-Italia 36-0; Italia-Cina 19-5; Gran Bretagna-Italia 15-1

I MASCHI
Sesti a Swansea anche gli azzurri di Matteo Mazzantini e Diego Varani. Ottimo il successo con l’Argentina. Il Mondiale è stato vinto dall’Australia in finale con la Gran Bretagna.



Namibia-Italia 40-12; GranBretagna-Italia 35-0; RepubblicaCeca-Italia 5-26; Australia-Italia 28-7; Italia-Argentina 19-7; Namibia-Italia 20-0.

Gli azzurri: Nicolò Albano ( Asd Rugby Milano), Renato BORZONE (Asd Rugby Milano), Lorenzo CEDERNA (Cus Milano Rugby Asd), Corrado Camillo COLOMBO (Cus Milano Rugby Asd), Mattia D'ANNA (Asd Rugby Udine 1928), Marco FERRARI (Asd Rugby Lyons), Carlo FILIPPUCCI (Pol. S.S. Lazio Rugby 1927), Luca LANCIONE (VII Rugby Torino Asd), Alvise RIGO (Pol. S.S. Lazio Rugby 1927), Pietro RIGUTTI (Asd Rugby Udine 1928), Alessandro SIGNORA (Rugby Bologna 1928), Leonardo SUBACCHI (Asd Rugby Lyons),


C'ERA ANCHE MARIA BEA
Ai mondiali universitari di Swansea c'era anche l'arbitro Maria Beatrice Benvenuti che si sta scaldando in vista dei Giochi olimpici di Rio. Sarà lei l'unica rappresentante del rugby italiano alle Olimpiadi.

twitter: @paoloriccibitti
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA