Olimpiadi, ori e flop: l'Italia si sdoppia

Lunedì 26 Febbraio 2018 di Mario Nicoliello
Ci sono a volte pochi millesimi tra la gloria e il fallimento. Ma la storia tiene conto solo dei risultati. E allora vediamo, tra le 14 discipline che hanno visto atleti azzurri in gara, chi torna a casa guardando al futuro con ottimismo e chi invece al futuro dovrà chiedere soprattutto la ricetta per uscire dalla crisi di risultati.
SHORT TRACK 9
È la disciplina che ha portato più medaglie alla causa azzurra: ben tre. La capitana Arianna Fontana merita 10 e lode, per come ha gestito i suoi Giochi: oro nei 500, argento in staffetta e bronzo nei 1000. Nella distanza breve la valtellinese ha chiuso il cerchio, salendo sul gradino più alto dopo il bronzo di Vancouver e l'argento di Sochi. In quella intermedia ha sfatato un tabù, visto che mai era stata protagonista nei 1000. Il settimo posto dei 1500 non scalfisce l'Olimpiade perfetta, nella quale è diventata la plurimedagliata a cinque cerchi della disciplina. Ma è stato il secondo posto in staffetta la ciliegina sulla torta, perché l'Italia ha confermato la bontà del suo movimento in rosa. Non è arrivato il 10 in pagella perché i maschietti come accaduto anche in altre discipline non hanno retto il confronto con le donne.
SNOWBOARD 8
La forza di Michela Moioli ha trascinato le tavole azzurre a un oro tanto atteso, il primo di sempre per lo snowboard tricolore. La bergamasca ha annientato la concorrenza, vendicando il brutto infortunio patito a Sochi.
Nel cross maschile gli azzurri hanno sofferto un tracciato troppo pericoloso, con ben 11 skater finiti all'ospedale. Sfortunato Omar Visintin, buttato a terra da un avversario quando era in corsa per la qualificazione.
Nel gigante parallelo le cose si sono complicate in qualificazione, dove i nostri hanno occupato posizioni che li hanno danneggiati nella scelta della corsia per il tabellone a eliminazione diretta. Dopo i Giochi bisognerà investire seriamente anche nelle altre specialità, dove al momento siamo arretrati. Lo snowboard del futuro non è solo nelle discipline alpine.
BIATHLON 6,5
L'obiettivo minimo della vigilia due medaglie è stato raggiunto sebbene con una sorpresa. Sul podio individuale non è salita Dorothea Wierer, ma Dominik Windisch, capace di capitalizzare al meglio la giornata no dei big nella ventosissima sprint e poi di battere il rivale tedesco nella volata della staffetta. Rispetto a Sochi è arrivata la conferma del quartetto misto ed è stato conquistato un podio in più. Si poteva fare meglio, ma l'imprevedibilità nel biathlon è nota. La Wierer ha pagato oltremodo il gelo della prima settimana, non riuscendo mai ad eccellere in entrambi gli esercizi: quando era veloce sugli sci ha sbagliato al poligono e viceversa. A uscire rinforzata dai Giochi è la ventiduenne Lisa Vittozzi: sesta nella sprint, quarta nella mass start e decisiva nel lancio della staffetta mista poi salita sul podio.
SCI ALPINO 6
Il voto finale è la media tra l'8 delle donne e il 4 degli uomini. Sofia Goggia, oro nella discesa, e Federica Brignone, bronzo nel gigante hanno salvato la spedizione in campo femminile, coprendo le enormi difficoltà dello slalom. L'oro della bergamasca è quello dal peso specifico maggiore per tutta la spedizione tricolore. Trionfare in discesa nei Giochi d'inverno equivale a farlo nei 100 metri dell'atletica o nei 100 stile libero del nuoto a quelli estivi. L'unica pecca della Goggia è stato il brutto errore nel superG. Malissimo l'Italia in campo maschile dove sono da rifondare slalom e gigante, mentre nella velocità il ricambio non c'è. Il quarto posto di Dominik Paris in discesa è troppo poco. Fill e Innerhofer non sono pervenuti. Per gli uomini è il terzo zero di fila nelle grandi rassegne, dopo quello ai Mondiali di Beaver Creek e St. Moritz. Il campanello d'allarme sta suonando, anche con una certa insistenza.
SCI DI FONDO 6
San Federico Pellegrino si è preso sulle spalle il movimento e ha salvato la patria con l'argento nella sprint. Quando la gara è dipesa solo da lui, il valdostano ha centrato il podio sebbene la tecnica classica non fosse la sua preferita. Quando invece contava anche il supporto altrui e il compagno Didi Noeckler non l'ha aiutato, Pellegrino si è arenato, nonostante la tecnica libera nella staffetta a coppie. Escluso Pellegrino, la squadra maschile ha fatto tutto fuorché brillare. Il settimo posto della 4x10 è emblematico, così come l'allarme lanciato dal valdostano: «Dietro di me c'è il vuoto». Nulla ci si attendeva dalle donne, la cui partecipazione è stata solo formale. Lo sci di fondo femminile in Italia è ancora lontano dalla ripresa.
PATTINAGGIO VELOCITÀ 6
Si aspettavano due medaglie, ne è arrivata una, per altro a sorpresa. Il bronzo di Nicola Tumolero garantisce la sufficienza al pattinaggio veloce azzurro, visto il livello di Sochi. Inutile negare che la doppia delusione della mass start è stata pesante. Francesca Lollobrigida e Andrea Giovannini erano tra i favoriti, ma hanno fallito la gara più importante del quadriennio. Peccato anche per l'inseguimento a squadre maschile. Dal bronzo bisogna ripartire, cercando di non disperdere energie e mirando gli investimenti. In un Paese senza anelli al coperto più di tanto non si può chiedere ai velocisti.
PATTINAGGIO FIGURA 6
Il quarto posto nella gara a squadre medesimo piazzamento di quattro anni fa a Sochi e la grinta sfoggiata dagli azzurri sul giaccio portano alla sufficienza. Brave le coppie di artistico Marchei-Hotarek e Della Monica-Guarise, così come i danzatori Anna Cappellini e Luca Lanotte. Sopra le righe come al solito Carolina Kostner, la più anziana nella gara individuale. A 31 anni si è difesa egregiamente, ma puntare alle medaglie senza avere un programma tecnico zeppo di salti difficili è ormai impossibile.
CURLING 6
Tre vittorie e sei sconfitte porterebbero a un bilancio da insufficienza grave, eppure non è così perché gli azzurri del curling sono riusciti a battere nel girone eliminatorio oltre che la Norvegia anche gli Stati Uniti (medaglia d'oro) e la Svizzera (bronzo). Non male per una squadra che, tra l'altro, era anche riuscita per la prima volta a staccare il pass olimpico sul campo (a Torino 2006 partecipammo solo in quanto Paese organizzatore).
SLITTINO 5,5
I due millesimi che hanno separato Dominik Fischnaller dalla medaglia di bronzo sono lo spartiacque tra la gloria e l'insufficienza. Le slitte azzurre scendono dal podio olimpico, cosa che non si verificava dal 1988. Vista la giovane età della squadra c'è da essere ottimisti per il futuro, perché l'avventura a Pyeongchang ha consentito agli atleti di svezzarsi. Eppure un po' di rammarico rimane, perché i materiali di Fischnaller erano velocissimi e nelle due manche finali l'azzurro ha recuperato fino alla quarta posizione. Sono mancati quei due millesimi che fanno male.
SALTO 5
Si è scelto di portare le squadre al completo affinché i giovani saltatori di casa nostra potessero fare esperienza. Esperimento riuscito perché le sorelle Malsiner e Alex Insam hanno fatto vedere salti più che dignitosi. Per la sufficienza comunque serviva altro.
FREESTYLE 4
Le attese erano nulle, ma Stefan Thanei e Siegmar Klotz si sono arenati già negli ottavi di finale dello skicross al Phoenix Park. Per il futuro occorrerà pensare al reclutamento nelle discipline acrobatiche, dove per ora siamo assenti.
COMBINATA NORDICA 4
Dov'è finito Alessandro Pittin? Il friulano, terzo a Vancouver e quarto a Sochi, è sprofondato nel segmento di salto, vanificando così la sua rimonta sugli sci stretti. Il resto della squadra, assente per infortunio Samuel Costa, non ha potuto fare miracoli.
BOB 3
Eravamo presenti solo nel bob a quattro maschile, ma i nostri Bertazzo, Fontana, Costa e Bilotti non sono riusciti a qualificarsi per la quarta manche. Nel quadriennio sono stati fatti passi indietro, urge una sterzata per ritornare ai fasti del passato.
SKELETON 3
L'azzurro Joseph Luke Cecchini non si è qualificato per l'ultima discesa e nella terza si è messo alle spalle solo l'israeliano, il giamaicano e il ghanese, beccando 511 dal primo. Visto come è andata il viaggio in Corea si poteva evitare. Continuare così non ha senso.
Mario Nicoliello © RIPRODUZIONE RISERVATA