La Roma e gli infortuni: quella corsa a ostacoli che frena la crescita

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Mimmo Ferretti
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La delusione di Dzeko (foto MANCINI)
Diciannove giornate di campionato, fine del girone d’andata. La Roma chiude con 35 punti frutto di 10 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte, tre all’Olimpico. Con 34 gol fatti e 21 subìti. E con il quinto posto, a 13 punti dalla vetta della classifica guidata dalla Juventus. Un bilancio dalle molteplici interpretazioni che, al di là dei numeri, non può non tener conto di tutto quello che di negativo è capitato nei mesi passati al portoghese Paulo Fonseca. Il quale ha rischiato di arrivare alla boa di metà campionato addirittura con più infortuni che punti. Le assenze sono state la triste, maledetta costante del cammino della Roma. Come confermato dalle lacrime di Zaniolo, ieri sera. E se per quanto riguarda i ko muscolari si può, anzi si deve tirare in ballo un generale concorso di colpa, il discorso cambia radicalmente se si vanno a contare gli infortuni traumatici. Fratture di ossa, rottura di ginocchia, distacchi di tendini e via dicendo. Basti pensare a Zappacosta che, preso dal Chelsea per fare il titolare sulla corsia di destra, nel girone d’andata ha giocato soltanto 12 minuti, il 25 agosto dello scorso anno. Senza dimenticare il chilometrico stop di Cristante e i guai da trauma a lungo termine di Pellegrini, Diawara, Dzeko e Kalinic, prima del crac di Zaniolo. Una corsa a ostacoli verso la costruzione di una squadra credibile e affidabile: obiettivo centrato (tra alti e bassi) in Europa League, ma ancora in fase di delicato lavoro in campionato. Eppure la Roma nelle prime 17 giornate aveva dimostrato di aver assimilato con sufficiente disinvoltura i concetti tattici di Fonseca, salvo rovinare tutto con i due deludenti risultati del nuovo anno.

IL FUTURO E’ ADESSO
E se da una parte non si possono non riconoscere meriti al ds Petrachi per aver portato in estate nella Capitale uomini come Mancini, Diawara, Pau Lopez e Smalling, da un’altra resta la sensazione amara che la mancanza reale di un vice Dzeko abbia penalizzato sia il bosniaco (costretto a giocare sempre e comunque) sia la Roma. Costringendo così il gruppo a essere sistematicamente Dzeko-dipendente. Fonseca ha più messo che tolto alla squadra, ma adesso anche lui deve dare qualcosa in più. Perché la Roma in campionato non può permettersi di non arrivare tra le prime quattro e tutti, allenatore in primis, sono chiamati a dare un maggiore contributo. Ricordando che giovedì comincerà la Coppa Italia, una competizione da onorare con tutto se stessi. Senza Dzeko, squalificato, e con Zaniolo fuori causa per mesi. Il lavoro per Petrachi non manca.
  Ultimo aggiornamento: 09:37
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