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Roma a porta aperta con una squadra di numeri uno: ora c'è Lloris

Roma a porta aperta con una squadra di numeri uno: ora c'è Lloris
di Stefano Carina
3 Minuti di Lettura
Sabato 5 Giugno 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 09:56

La solitudine del portiere di calcio, tanto cara allo scrittore Benni, non alberga a Trigoria. Il via vai di numeri uno nella Roma degli ultimi 15-20 anni, è pari soltanto ad una mattinata trascorsa alla stazione Termini. Gente che va, che viene, senza mai trovare pace o un minimo di continuità. C’era una volta Tancredi, titolare per quasi 10 stagioni consecutive, capace d’inanellare in serie A 258 gare consecutive (dal 27 aprile 1980 al 29 gennaio 1989). Senza arrivare a tanto, ultimamente ci si sarebbe accontentati di molto meno. E invece ormai ci si è abituati ad un continuo andirivieni. Quattro nell’ultimo triennio (Olsen, Pau Lopez, Mirante e Fuzato), ben undici nell’era statunitense (Stekelenburg, Goicoechea, Lobont, De Sanctis, Skorupski, Szczesny, Alisson, Olsen, Pau Lopez, Mirante e Fuzato), addirittura 19 negli ultimi 20 anni (ai già citati si aggiungono Antonioli, Lupatelli, Zotti, Pelizzoli, Curci, Doni, Julio Sergio e Artur) quelli impiegati almeno una volta dal primo minuto (che lievitano a 22 considerando gli estremi difensori sotto contratto, esclusi i Primavera, dati corrieregiallorosso.com). 

MILIONI DILAPIDATI 
Investimenti non sono mancati. Come i flop. Su tutti, nell’ultimo decennio, quello di Stekelenburg. Arrivato con il biglietto da visita del miglior portiere del mondiale 2010, dove l’Olanda approda in finale anche grazie alle sue parate, l’epopea dell’ex Ajax finisce a San Siro dopo appena 3 giornate: un contrasto durissimo con Lucio, che lo colpisce con lo scarpino alla tempia, lo spedisce in ospedale. Quando tornerà non sarà più lui. C’è poi il sogno Alisson, durato troppo poco. Il brasiliano è titolare nella stagione 2017-18, quella della semifinale di Champions. Giusto il tempo per affermarsi nel gotha dei migliori numeri uno in circolazione, che la Roma lo cede al Liverpool. La cifra per l’epoca è monstre (62,5 milioni di euro, con una variabile di un massimo di 10 milioni di bonus) e regala una plusvalenza di 57 milioni. Somma dilapidata in seguito cercando un sostituto: Olsen (11,3 milioni, considerando i premi maturati, più il 10% di una futura rivendita al Copenaghen), Pau Lopez (23,5 milioni più la metà del cartellino di Sanabria pari a 7,5 milioni: totale 31), Mirante (4 milioni) e Fuzato (1,5) sono costati 47,8 milioni.

SPUNTA RASHICA 
Ora tocca a Pinto e Mourinho riprovarci. Il ventaglio delle scelte è ampio e dipende dalla disponibilità di spesa del club. C’è il portiere offerto da Raiola (Areola), quello di Mendes (Rui Patricio), quello sondato ad aprile (Musso), l’altro che in rotta con Gasperini si propone (Gollini), sino ad arrivare al preferito dello Special One. Si tratta di Lloris. Nei giorni scorsi il nazionale francese ha rimandato ogni discorso relativo alla sua permanenza al Tottenham ai primi di luglio («Il mio futuro? Risponderò a questa domanda una volta che sarà terminato l’Europeo»). L’ostacolo non è il costo del cartellino (è in scadenza nel 2022 e l’età, 34 anni, gioca a favore della Roma) ma lo stipendio (6 milioni), reso comunque più accessibile dal decreto crescita che tassa al 50% il lordo. Conti alla mano, ai Friedkin costerebbe 4,5 milioni netti. Guadagna molto meno Milot Rashica. Non si tratta di un portiere ma di un esterno sinistro. Gioca nel Werder Brema, appena retrocesso nella serie B tedesca. In stagione ha segnato 3 gol in 24 gare, da quando nel 2018 è però sbarcato in Bundesliga, proveniente dal Vitesse, i numeri sono molto più interessanti: 21 reti e 17 assist in 87 presenze. Un anno fa il Werder ha rifiutato offerte di 30 milioni. Ora, dopo la retrocessione e con il contratto in scadenza nel 2022, si può prendere più o meno per la metà. In Germania c’è la fila (Eintracht in pole). La Roma però è in corsa. 

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