Lazio, la nuova vita di Sergej: ora Milinkovic-Savic può diventare davvero grande

Lazio, la nuova vita di Sergej
di Alberto Abbate
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Lunedì 17 Gennaio 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 09:40

La metamorfosi da talento a fenomeno è quasi completa. Suola e punta, nuca e tacco nelle incursioni in area, Milinkovic-Savic non è solo il re degli assist (8) della Serie A: «Può diventare roba grossa», assicura Sarri a Salerno nel post-partita. Perché finalmente, a una tecnica sopraffina e spregiudicata, Sergej aggiunge tanta materia. Sgomita, copre e non perde mai più la pelota, per dirlo con una parte della sua cultura. Genio catalano, l’indole rimane senz’altro serba. E, dopo quella magia all’Arechi, glielo riconosce persino la Lega Serie A: «Ve bene Sergej, fai come vuoi allora». Non ditelo a Sarri, che ci ha messo del tempo per inquadrarlo alla sua maniera: «In questo momento è cresciuto nelle scelte. Sa quando prendere palla per attaccare e quando deve invece palleggiare. Sta alimentando la sua maturità. Negli ultimi due mesi ha fatto un percorso di concretezza che può portarlo a fare il salto di qualità». Era tutto quello che gli chiedeva il tecnico, quando gli imputava un po’ di presunzione e di specchiarsi troppo sulla sua tecnica: «Prima perdeva contrasti e palloni in modo banale, ora gioca con molta più determinazione e meno superficialità». Superate le difficoltà ed emersa la gloria, il pensiero di Maurizio esce allo scoperto ancora una volta. Erano rimaste nel segreto dello spogliatoio le ramanzine a Sergej a Bologna e post-Genoa. Bentornate, dopo la cena di Natale, le fughe di Sergej per la vittoria. 

SERBO D’ORO
La lectio magistralis all’Arechi riporta Milinkovic nell’Olimpo delle mezz’ali più forti. Parola di Sarri: «Ho allenato centrocampisti di altissimo livello. Kantè, Kovacic, quelli della Juventus, Zielinski, Hamsik. Sergio rientra fra questi». Se lo godono fino all’ultimo i tifosi biancocelesti. Pur sapendo ormai tutti che, per aprire un nuovo ciclo, questo serbo debba essere sacrificato a giugno sull’altare dei rinforzi veri. Magari però potrà essere più facile ingoiare il boccone amaro con una cifra a due zeri. Lotito spera che Milinkovic continui così per poter tornare a chiedere più di 80 milioni: «Nel 2018 ne rifiutai 110», ricorda ormai il patron dalla notte dei tempi. Stavolta il Manchester United è in pole, Juventus e Inter restano vigili. Anche se il sogno di Sergej rimane il Real Madrid. 
Tutti avvelenati sabato sera a Salerno dalla puntura dello scorpione di Milinkovic: «Merito dell’atteggiamento dei miei compagni», aveva bisbigliato a caldo il serbo. Salvo poi ripensarci, dopo aver rivisto la sua magia nelle immagini: «Di tacco, al volo, non può valere solo +1 al fantacalcio quell’assist. Fate una petizione per mezzo voto in più, io intanto mi godo i 3 punti». Ruolo in teoria diverso in campo, ma a volte sembra Ibra non solo per la stazza e per i movimenti. Innanzitutto per quella spocchia ironica, che tanto amano i laziali. Anche Milinkovic la alimenta coi numeri: gli mancano due assist per raggiungere il record dell’anno scorso di 10. Non solo. Vuole agguantare Luis Alberto a quota 75 passaggi decisivi dietro soltanto alla stella del Manchester City Kevin De Bruyne (86) in tutta Europa, negli ultimi 5 anni. 

ANSIA PER PEDRO
Chissà se Sarri si potrà permettere di far riposare il vice-capitano domani sera contro l’Udinese negli ottavi di Coppa Italia. Ma con Pedro out per il polpaccio (almeno sino al 6 febbraio) e Muriqi in partenza, Milinkovic rischia di diventare pure il vice-Immobile in casa. In realtà, ormai Sergej è già una punta aggiunta. Risale all’Empoli l’ultima doppietta, nel giorno della Befana, ma la sua vena realizzativa rimane la stessa del 2017/18, l’unica stagione della doppia cifra in Serie A. Anche allora era a 7 timbri alla 22esima giornata, quando poi chiuse a 12 reti e 3 passaggi vincenti l’annata. Rispetto all’era Inzaghi, Sergej ha avuto più difficoltà con Sarri in fase difensiva, ma ora diventa devastante quando il tecnico lo sgancia. Morde per se stesso e per i compagni sotto porta.
 

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