Quagliarella, c'è una chioccia nel mare verde di Mancini

Martedì 19 Marzo 2019 di Matteo Sorio
Quagliarella a Coverciano
Le giovani marmotte e il Gran Mogol. Della serie: fai strada tu, che conosci la zona e sai dove mettere i piedi. La zona è l’area di rigore, le giovani marmotte formano la linea verde di Mancini, il Gran Mogol è Fabio Quagliarella ovvero il vino che più l’aspetti e più diventa buono. Specie se la vendemmia, in generale, non dà molte bollicine. Era l’ottobre scorso e dopo il pari con l’Ucraina (1-1, per noi Bernardeschi) si sbucciava l’archivio per grattarne quella statistica deprimente: nelle 14 partite precedenti l’Italia aveva segnato più di una rete solo all’Arabia Saudita. Di lì in poi il blitz polacco di misura con Biraghi (terzino), lo 0 a 0 col Portogallo, l’1 a 0 sugli Stati Uniti (Politano, esterno offensivo). 

BIGLIETTO DA VISITA
L’azzurro di Quagliarella, 36 anni e un’esultanza ogni due tiri nello specchio con la Sampdoria, è un tentativo di colorare quel grigiore lì. Biglietto da visita, il trono di bomber in A: 21 gol. Distacchi: +2 su CR7 e Piatek, +4 su Zapata, +6 su Milik. I convocati Immobile e Pavoletti a 13 e 10. E sempre a 10 il non convocato Belotti, l’altro «grande» assente insieme a Balotelli. Cos’ha di speciale Quagliarella? Semplice, castiga. In tutti i modi, di estro e di rapina. Se la classifica in itinere della Scarpa d’Oro 2018/19 lo piazza giusto dietro Messi e Mbappé è perché l’eterno ragazzo di Castellamare di Stabia arriva da lontano, da una vecchia generazione di attaccanti che prima del ripiegamento, forse, imparavano lo spiegamento dei colpi negli ultimi sedici metri. Una vecchia guardia (vedi Pellissier, mittente e destinatario di svariati omaggi su Instagram sull’asse Verona-Genova) che decora un fisico abilmente conservato con le pennellate dell’astuzia. Quando Mancini dice che Quagliarella no, non poteva stare fuori, ripensa ai 40 gol nell’ultimo anno e mezzo. 

ATTO DOVUTO
Ma quella quantità è figlia della costanza: fra l’agosto scorso e oggi, Quagliarella è andato a referto in 17 partite su 27, ben oltre la metà, un acuto ogni 110’; nella scorsa stagione, 19 sigilli totali su 35 gare, sul tabellino in 14 partite. Voluto e cercato, nel 4-3-1-2 di Giampaolo l’ex Napoli, Juve, Toro, Udinese e Ascoli è libero di essere, cioè di attendere l’attimo e saltargli addosso. È il fiuto della punta che sente la porta come un cane da tartufo. Forte (anche) dell’età: se giocherà con la Finlandia, a 36 anni, un mese e 23 giorni, Quagliarella diventerà l’ottavo saggio nell’album anagrafico della Nazionale dopo Zoff, Buffon, Piola, Baggio, Cannavaro, Barzagli, Pirlo. Chi ricorda l’ultimo Toni a Verona (Hellas) ricorderà anche quei 42 acuti fra 2013 e 2015 che arrivarono nelle hit parade ma non alle orecchie di Prandelli e Conte: oggi è Mancini, un’altra Italia, sempre affamata però alla voce «centravanti». 
E Quagliarella, a 8 anni dall’ultima volta in azzurro (17 novembre 2010, Romania-Italia) può provare a offrire una saggia, matura, navigata interpretazione di quella parolina magica lì. 



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