Sabbioni e la maledizione del device: gareggia da solo e va in semifinale

Lunedì 22 Luglio 2019 di Piero Mei
Simone Sabbioni in vasca da solo
Che gli farà Simone Sabbioni ai devices?  Non è la prima volta che l’attrezzo cui si aggrappano e da cui prendono slancio i dorsisti si rompe alla presa vigorosa dell’azzurro. E’ accaduto in corsia 6, ultima batteria dei 100, mondiali di nuoto alla Nambu University a Gwangju, Corea del Sud. La gara è andata avanti ugualmente mentre lui si è fermato. Sapeva che avrebbe avuto, come tutti dovrebbero avere nella vita, una seconda possibilità.

VUOI UN AVVERSARIO?
Hanno chiesto a Sabbioni se volesse non riprovare da solo, anche se non si capisce dove sarebbe stato arruolato il volontario giacché le batterie erano esaurite. “No, grazie; io nuoto da solo”. Così l’azzurro si è di nuovo agganciato al device. Patatrac! E’ venuto giù anche questo. La terza volta è andata bene: solo in vasca, Simone è finalmente partito ed ha chiuso con il tredicesimo tempo nel ranking che lo ha promosso alla semifinale. 53.85 il crono. Per la prova buona a Sabbioni è stata dedicata la corsia 5, la stessa dove prima aveva nuotato Margherita Panziera.


Il tabellone segna i tempi della "batteria" di Sabbioni... incredibilmente primo... (foto LAPRESSE)

LO AVEVA DETTO
Prima della prima partenza, Sabbioni aveva toccato con mano il device ed aveva detto al giudice “questo non regge”. Ma il giudice: “Parti!”. I fatti hanno dato ragione a Simone. Che si era sì deconcentrato, però ha messo a frutto il sostegno che gli è venuto dagli spalti: tutto il pubblico era con lui e per lui. “E’ paradossale: è pure arrivato il mio miglior tempo stagionale”.

A COPENAGHEN
Era già accaduto a Simone agli Europei in vasca corta a Copenaghen; ma quella volta la sua partenza senza spinta condizionò non poco la staffetta 4x50 mista, della quale era il primo frazionista. Fu perduta così una medaglia d’oro.

E’ DA POCO
Il device è utilizzato da qualche anno, costruito anche con la consulenza di campioni come Aaron Peirsol e Natalie Coughlin. Appena entrato in funzione, lanciò subito le ragazze ai record del mondo; i maschi, si sa, sono un po’ più tardivi…

L’ALTALENA DI CECCON
Anche Thomas Ceccon, il ragazzo rock del nuoto azzurro, stava per rimanere vittima del device. Non il suo, che ha funzionato bene, tanto che Thomas aveva ottenuto il sedicesimo tempo e il passaggio del turno. E’ l’attrezzo del nuotatore Dylan Carter che non ha funzionato. L’atleta di Trinidad e Tobago ha chiesto anche lui la ripetizione in solitaria che gli è stata accordata. Si è tuffato di nuovo ed ha chiuso in 54.03, un centesimo meno del 54.04 di Ceccon. Il sedicesimo posto e la promozione divenivano di Carter, per Thomas i 100 dorso mondiali finivano qui. Carter ha “rigareggiato” nella stessa corsia dell’inguacchio a suo danno, la 8. Vuol dire che il virus del device aveva preso piede in più di una postazione. Però i giudici hanno tenuto conto dell’accaduto: non era colpa di Ceccon se… Così hanno riammesso anche l’azzurro alla semifinale cui parteciperanno non i canonici 16 ma 17, una gara da nove con Thomas in corsia zero. Ripartirà da zero il ragazzo dal carattere bizzarro?

SOLITARIO MONDIALE
Un assolo a un mondiale non è usuale: si ricorda ancora quello dell’atletica ai mondiali di Londra, quando l’atleta del Botswana, Makwala, che era stato escluso dalla partecipazione alla semifinale dei 200 perché si temeva che potesse “contagiare” la concorrenza in quanto sofferente di gastroenterite violenta che si trasmetteva da uomo a uomo, derivante dall’ingestione di uova guaste nell’albergo ufficiale degli atleti, venne riammesso perché le uova erano dell’organizzazione… Corse da solo e fece il tempo che lo promosse. Come Sabbioni e come Carter.
  Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 19:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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