Morta Paola Pigni, aveva 75 anni: ha "rivoluzionato" l'atletica femminile

Morta Paola Pigni, aveva 75 anni: ha "rivoluzionato" l'atletica femminile
di Piero Mei
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Venerdì 11 Giugno 2021, 16:38 - Ultimo aggiornamento: 16:56

Paola Pigni è scomparsa a 75 anni. Aveva, ai suoi tempi, rivoluzionato l’atletica femminile, correndo in pista e per i campi del cross, le gare del mezzofondo che allora, a cavallo degli Anni Settanta, non erano ritenute “una cosa da donne”: le ragazze si limitavano, più o meno, “allo sprint ed al salto in alto”, come diceva lei.

Se n’è andata all’improvviso, abbandonata dal cuore che invece era stato il segreto dei suoi successi sportivi. Era a Castel Porziano, nella tenuta presidenziale, dove il Presidente Mattarella inaugurava un campus per l’educazione sportiva ed alimentare dei bambini,, due insegnamenti fondamentali per il loro crescere sani. A fine cerimonia Paola Pigni si è sentita male; il suo vicino, il campione di salto con l’asta Giuseppe Gibilisco, che poi si è confessato “sconvolto”, ha cercato di soccorrerla. Tutto è stato inutile, anche l’immediata corsa verso il più vicino ospedale, il Sant’Eugenio.

Paola era lì tra le “Legends” dello sport, il plotone di campioni d’un tempo che s’è preso l’incarico di divulgarne insegnamento ai più giovani. Lei una leggenda era di diritto: una medaglia olimpica, di bronzo, a Monaco ’72, una medaglia europea, anche questa di bronzo, nel 1969, tutto sulla distanza, a quei tempi insolita per una ragazza (Paola era del ’45), specie del mondo occidentale. Dominavano la scena dell’atletica della fatica le concorrenti dell’Est, rafforzate anche da chissà quale sotterfugio. A Monaco la sconfissero una sovietica e, per l’argento, una tedesca dell’est, per due centesimi. La Pigni, quella volta, stabilì, salendo dalla batteria alla finale e passando per la semi, tre record italiani. Stabilì anche, in carriera, sei record del mondo in pista sulle distanze del mezzofondo, due sui 5000 e uno ciascuno sui 1500, sul miglio, sui 3000 e sui 10 mila.

Vinse due titoli mondiali di corsa campestre e tradizionalissime manifestazioni del cross, come il “Campaccio” e la “Cinque Mulini”. Fu per 19 volte campionessa d’Italia correndo dai 400 metri in su, vinse i Giochi del Mediterraneo e le Universiadi. Vinse anche una vita d’amore: s’innamorò, infatti, del suo allenatore, il professor Bruno Cacchi, e lui di Paola. Si sposarono, ebbero due figli, stettero insieme per sempre. Lasciò la corsa agonistica in seguito a un infortunio al piede che le capitò nel 1976. Tredici interventi chirurgici non le consentirono più di gareggiare. Ma non le impedirono di continuare a correre, cosa che iniziò da adolescente a Milano, dov’era nata, attraversando la strada che divideva casa sua dall’Arena e che, ancora in tuta, faceva sempre con il piacere della rivoluzionaria che ha vinto la rivoluzione.

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