Pantani «fu ucciso», la procura riapre il caso

Marco Pantani
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Sabato 2 Agosto 2014, 08:11 - Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 10:42

Si indaga per omicidio nella morte di Marco Pantani, il campione di Cesenatico trovato privo di vita nella camera del residence 'Le Rose' a Rimini la sera di San Valentino di dieci anni fa, 14 febbraio 2004.

I genitori non hanno mai creduto all'ipotesi del suicidio, la mamma Tonina Belletti lo ha ribadito in tante circostanze e interviste, ha presentato esposti assistita dall'avvocato Antonio De Rensis, e ora la Procura ha riaperto il caso.

L'ipotesi è che il 'Pirata' non sia deceduto «come conseguenza accidentale di overdose», come fu stabilito in origine, ma che sia stato ammazzato. In particolare a persuadere il procuratore capo Paolo Giovagnoli sarebbe la perizia medico legale eseguita per conto della famiglia dal professor Francesco Maria Avato: «Le ferite sul corpo di Marco Pantani - scrive, secondo quanto riporta la Repubblica - non sono autoprocurate, ma opera di terzi».

La Gazzetta dello Sport rileva che il campione, vincitore di Giro d'Italia e Tour de France nel '98, sarebbe stato picchiato e costretto a bere la cocaina mentre era nella propria stanza d'albergo; le grandi quantità di stupefacente trovate nel suo corpo si possono assumere solo se diluite in acqua. La nuova ipotesi della Procura, a quanto trapela, sarebbe quella di omicidio con alterazione del cadavere e dei luoghi.

La mamma del pirata su facebook. «Sedici anni fa, 2 agosto Marco vinceva il Tour e quest'anno, a 10 anni della sua morte, mentre Cesenatico festeggiava la sua notte gialla non più dedicata a lui vi do una notizia. A tutti i tifosi e a quelli che hanno creduto e voluto bene al mio Marco,il caso è aperto per omicidio». Così su Fb la mamma del Pirata, Tonina. «Io ho sempre detto che Marco non si era tolto la vita. La mia sensazione, sin da subito, è che avesse scoperto qualcosa e gli abbiano tappato la bocca. Me l'hanno ammazzato, ma non sono stati gli spacciatori».

Il fascicolo dell'indagine bis, su cui vige un riserbo assoluto, è stato affidato al pm Elisa Milocco; è stato iscritto nel registro delle notizie di reato e al momento non ci sono indagati. «Sulla morte di Marco ho ancora tanti dubbi che vorrei fossero chiariti», aveva detto la mamma in una recente intervista. «Ho letto i faldoni del Tribunale e ci sono scritte cose non vere. Marco non era solo nel residence; con lui potevano esserci più persone. Ha chiamato i carabinieri, parlando di persone che gli davano fastidio, e dopo un'ora è stato trovato morto.

Nella sua stanza sono stati trovati alcuni giubbotti che aveva lasciato a Milano, dal momento che, quando era arrivato in quell'albergo, non aveva bagaglio. Chiedo la riapertura del processo perchè voglio spiegazioni, ricevere risposte. Secondo me Marco aveva pestato i piedi a qualcuno, perché lui quello che pensava diceva: parlava di doping, diceva che il doping esiste». «Marco non tornerà mai - aggiungeva, tutt'altro che rassegnata - ma io aspetto ancora la verità, su Rimini come su Madonna di Campiglio». Il 10 novembre di tre anni fa la Cassazione aveva assolto «perché il fatto non costituisce reato» il presunto pusher di Pantani, imputato di averne provocato la morte con la vendita di cocaina purissima.

La procura. «Nessun commento» sui possibili sviluppi ma solo «abbiamo appena ricevuto queste carte presentate dai familiari, dobbiamo approfondire». Così il procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli. I familiari di Pantani e i loro legali, ha spiegato, «hanno fatto indagini e depositato memorie». Ad ogni modo, «bisogna vedere anche alla luce del risultato del processo che ci fu a suo tempo, bisogna vedere il risultato delle loro indagini in confronto all'esito del processo».

«È un atto dovuto quando arriva un esposto-denuncia per omicidio volontario. Leggeremo le carte, se ci sarà l'esigenza di indagini chiederemo al Gip». Così all'ANSA il procuratore Paolo Giovagnoli sulla riapertura dell'inchiesta sulla morte di Pantani.

Il presidente della Federciclismo. «La verità ovviamente è sempre l'obiettivo da raggiungere, a distanza di tanti anni si riapre una ferita». Il presidente della Federazione ciclistica italiana, Renato Di Rocco, commenta così all'Adnkronos la notizia della riapertura del caso sulla morte di Marco Pantani. «La famiglia ha sempre lavorato e insistito per raggiungere la verità assoluta, di argomenti bui e passaggi non chiariti ce ne sono abbastanza -prosegue il numero uno della Fci-. Ci sono stati molti libri e molte valutazioni a riguardo, qualche tratto nero nella vicenda si evidenziava, poi ovviamente sarà il giudice a fare chiarezza».

Il Ct della Nazionale di ciclismo, Davide Cassani. «Credo che soprattutto per la famiglia sia importante capire cosa è realmente successo. Conoscere la verità fa bene a tutte le persone che vogliono bene a Marco Pantani». È il commento di Davide Cassani, ct della Nazionale azzurra di ciclismo, alla notizia della riapertura del caso sulla morte del 'Pirata'.

«Sarebbe bello conoscere la verità su quanto accaduto, se è diversa rispetto a quella che ci hanno raccontato in questi 10 anni. Se la procura ha riaperto il caso vuol dire che ci sono delle basi su cui approfondire», conclude Cassani.

La reazione di Claudio Chiappucci.

«Ho avuto Marco come compagno e non avrei mai immaginato che sarebbe andata a finire così, però il destino non si può mai prevedere. Io ho sempre valutato quanto si è detto ma per come lo conoscevo io, e per come sono anch'io, un animo sportivo, uno che ha lottato e sofferto per raggiungere i risultati, non ho mai creduto che sarebbe potuto cadere in una situazione del genere». così il 'Diablo', Claudio Chiappucci, ex compagno di squadra alla Carrera di Pantani.

«È una storia incredibile che mi lascia senza parole -prosegue il vincitore della Milano-Sanremo del 1991-. Speriamo che si venga a scoprire la verità, sarebbe un bene per la famiglia anche se resta una vicenda molto dolorosa».

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