Mondiali di atletica, i muscoli esagerati aprono il dopo Bolt

Coleman
di Piero Mei
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Domenica 29 Settembre 2019, 09:30

Il dopo Bolt è cominciato sulla pista di Doha correndo con i muscoli esagerati di Christian Coleman, afroamericano nato ad Atlanta l’anno delle Olimpiadi “Usa e getta”, tra le bollicine dello sponsor. Era il 1996. I muscoli esagerati di Coleman vanno tenuti d’occhio, come lo furono quelli di altri sprinter tirati su a spinaci come Braccio di Ferro. Coleman è molto veloce: anche nello sfuggire ai controlli antidoping, il che ha fatto tre volte in poco più di un anno, non facendosi trovare al luogo dell’appuntamento.
Però all’appuntamento in pista il ragazzo del dopo Bolt arriva puntuale: ai penultimi mondiali, quelli di Londra 2017, fu secondo sconfitto dal navigatissimo combattente della vita Justin Gatlin, ancora ieri in gara come se non avesse i 37 anni che ha, che però non ha trascorso tutti correndo giacché è stato fermato per qualche tempo causa doping. Mica solo i russi... E adesso, nel rovente clima di Doha e dell’atletica mondiale alla ricerca di un altro capace d’essere il miele per le mosche spettatori quale era Usain Bolt, ha vinto la gara più importante di tutte le gare e non solo dell’atletica. Certo, come personaggio non è lo stesso: Bolt era un gigante e non un tozzo, scoccava la sua freccia dopo l’arrivo, gigioneggiava prima del via, dialogava a distanza con lo stadio. Scherzava, Bolt, fin quando non poggiava i piedi sui blocchi, poi volava e rimbalzava, l’uomo più concentrato del mondo. 

IL RAGAZZO
È bello che in questa ricerca del campione perduto si sia inserito anche un ragazzo italiano, un brianzolo di 21 anni, una mosca bianca nel nero che tracima allo sparo dello starter; un ragazzo “millesimato” come il miglior champagne, giacché è stato proprio per via d’un millesimo di secondo (non si fa in tempo neppure a battere le ciglia) che Filippo Tortu è entrato in finale nella supergara. L’ultima volta di un azzurro fu nel 1987, Pier Francesco Pavoni a Roma: era infortunato, ma corse ugualmente, su una gamba sola, perché a una finale mondiale non si può rinunciare. 

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