Giannelli: «Essere già ai Giochi è fighissimo, riposarsi a gennaio pure»

Mercoledì 11 Settembre 2019 di Gianluca Cordella
Simone Giannelli
Il preolimpico, che era il vero obiettivo della stagione, è stato vinto. Ora, con il pass per Tokyo già in tasca, è tempo di preoccuparsi di quella medaglia d’oro al collo che al volley azzurro manca da un po’. E che Simone Giannelli spera di “incontrare” prima o poi, magari anche più di un volta, come il suo talento e la storia della nostra pallavolo meriterebbero. E allora sotto con gli Europei, che scattano domani tra Belgio, Olanda, Slovenia e Francia, con gli azzurri di base a Montpellier. «Ci tuffiamo in un torneo tanto bello quanto lungo e difficile», attacca il palleggiatore della Nazionale di Blengini.
Quali sono la forza e il punto debole di questa Italia?
«Abbiamo dimostrato quest’estate di essere un gruppo in cui tutti vogliono dare il massimo. La forza del collettivo è il nostro biglietto da visita. E deve esserlo anche quell’entusiasmo che ci è rimasto addosso dal pre-olimpico e che ci dobbiamo sforzare di portare in campo sempre. La criticità la individuo fuori, proprio nel programma così lungo che rende complicato tenere alto il livello per tutto il torneo. Anche se questo sarà un problema di tutti».
Questo format “dilatato” non le piace (le finaliste giocheranno 9 volte in 16 giorni, ndc)?
«Chi fa le regole ha deciso così. Io penso che sia lungo, ma alla fine lo sforzo è uguale per tutti e pace».
L’allargamento delle partecipanti per aumentare la visibilità, comunque, ha come altra faccia della medaglia uno spettacolo che, almeno nella prima fase, non sarà eccelso, con grandi squadre spesso opposte a realtà minori...
«Spero che non accada. La pallavolo è meno scontata di altri sport e, dunque, anche in quelle partite lì devi stare in campana. Proprio perché il rischio è di perdere la concentrazione e di andarsi a complicare la vita contro squadre che sulla carta sono meno forti».
Sarà tutti contro i campioni del mondo della Polonia?
«Be’, la Polonia è sempre la squadra da battere. Ma purtroppo per noi e per fortuna per lo spettacolo sono tante le squadre forti e che giocano bene. Per questo conviene concentrarci su di noi e basta».
E voi siete quelli che hanno dominato il pre-olimpico di Bari. Che eredità ha lasciato quel torneo?
«La cosa migliore è l’intensità che siamo riusciti a mettere in campo. Ma parliamo di tre partite e basta: dunque prendiamoci quanto di buono ci hanno dato ma ora si riparte da zero».
Quanto pesa il pass per Tokyo?
«Moltissimo. Era il nostro sogno, lo volevamo con tutte le nostre forze. Giocare le Olimpiadi è fighissimo. E riposarsi a gennaio... anche».
Intanto il volley porta ai Giochi ancora una volta entrambe le nazionali.
«Si vede che il movimento funziona. Abbiamo fatto questo grande passo sia noi che le ragazze, però non dimentichiamoci che alla fine sono i risultati che contano. E loro sono state brave a vincere adesso il bronzo europeo. Speriamo di mettere una medaglia al collo anche noi».
Magari questo benedetto o maledetto oro che ormai manca da un po’... (ultimo trionfo pesante a Euro 2005, ndc)
«È vero, manca da un po’ e sarebbe bellissimo portarlo a casa. La storia dello sport però ci impone di pensare un passo alla volta».
Inutile fare pronostici su Tokyo, dunque. Ha mai pensato, però, che dopo le Olimpiadi comunque si chiuderà un ciclo e lei sarà il fulcro dell’Italia che sarà?
«Io penso giorno per giorno sennò mi incarto. Scherzi a parte, so che sarà così ma ci sono talmente tante variabili in campo che per il momento non ci penso».
Il suo sogno azzurro qual è?
«Vincere il maggior numero possibile di medaglie d’oro».
Senza preferenze di competizione?
«Macché. Gli ori vanno bene tutti».
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